Dai diari di Silvana Zambanini

Internet, calato così prepotentemente nel nostro quotidiano, può farci capire che l’Universo è una rete intelligente di energia dove tutto è interconnesso. Sì, Internet può aiutarci a capire anche la vita delle piante…

Il server è l’Universo, un sistema davvero remoto e il client in questo caso è il Regno Vegetale. Le piante sono dispositivi bioelettronici di Madre Natura che caricano e scaricano pacchetti di energia: un flusso continuo di fotoni, di forze gravitazionali ed antigravitazionali, ma anche di altre energie dello spazio profondo. Carico e scarico dell’energia tutto entra e tutto esce, nulla è fermo.

Questo flusso determina lo sviluppo geometrico spaziale della pianta.  La pianta è in costante upload e download!

Nei tempi dell’informatica la visione agronomica delle piante limitata alla struttura fisica del vegetale non può più sussistere. Tutti i bambù del mondo fioriscono contemporaneamente. Quale scienza e quale legge fisica può spiegare la sincronia di questo fenomeno?! Non abbiamo bisogno di agronomi fissisti, ma di uomini sensibili e arguti che sappiano osservare e vedere le strutture invisibili che governano i processi vitali, come il campo magnetico di una pianta e l’interazione con altri campi magnetici, prima di tutto quello della Terra; abbiamo bisogno di uomini connessi alla Natura che sappiano riconoscere le piante come esseri programmati per lo sviluppo della vita, esseri la cui bellezza rivela una struttura basata su spazi e tempi a scorrimento energetico.

Ancora una volta l’informatica ci viene in aiuto: come in un computer, la pianta dal punto di vista fisico è l’hardware, il programma è il software. E l’energia è ciò che serve al funzionamento: upload e download, carico e scarico. Carico e scarico dell’energia: tutto entra e tutto esce, nulla è fermo. Entra energia, esce materia.

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Dunque una pianta non è solo radici e foglie, non è solo fonte di cibo, è una realtà programmata ancora tutta da scoprire.

Tanto si è detto a questo proposito. Su una possibile intelligenza delle piante aveva scritto Darwin nel 1880 e da allora molti hanno espresso pareri di vario genere. Che le piante abbiano intelligenza, coscienza, sesso, anima, che comunichino fra loro, direbbero i padri della psicoanalisi  “sono tutte proiezioni della mente umana”. Eppure, ciò che rende per qualche verso unitaria la visione di una pianta rispetto all’uomo o a qualsiasi altro essere vivente è il principio stesso di quella esistenza: il programma. L’intima coscienza della sua creazione. Il programma (dal lat. tardo programma -mătis, gr. πρόγραμμα -ματος, der. di προγράϕω, propr. «scrivere prima») è la chiave di ciò che è e sarà.

Sì, il programma è la chiave dell’esistenza di ogni forma di vita, non solo un nuovo modo di concepire i vegetali. C’è chi lo chiama intelligenza, chi intima connessione, chi anima … Una visione chiara e scientificamente comprovata viene dal ricercatore Alessandro Mendini il quale spiega come tutti gli esseri nell’universo basino la loro vita su un programma: “Tutte le forme di vita hanno un programma, la vita stessa è appunto un programma. Anche il nostro pianeta è stato costruito sulla base di un programma.” E così mette al bando tutti i sostenitori del “caso”.

Nel 1983 partendo da una particolare sostanza minerale, egli aveva scoperto l’origine della vita dei vegetali, il passaggio dal minerale inerte alla biomassa, dall’inorganico all’organico, gli albori di una pianta che si autocostruiva fino ad emettere dei suoni. Alias – con la vita si può comunicare. Era quanto era emerso. La vita è un programma, che egli definisce espressione dell’intelligenza di base, ed ha una memoria.  Il programma della vita ha tempo, spazio e scorrimento. Dove per scorrimento si intende occupare lo spazio futuro. Ma di questo ne parleremo appunto in futuro… qui ci limitiamo ad esporre i primi nuovi concetti.

Nel mondo sordo e pratico dell’agricoltura si può creare cultura? Si dovrebbe, non solo per capire ma anche per migliorare. Finché l’uomo non si cala nella realtà dell’esistenza, finché non trova uno scopo universale, come può dirsi tale? La coscienza dell’uomo, della propria identità, deve esistere anche nell’agricoltore, nell’agronomo, nel commerciante di mezzi tecnici, quanto meno per salvarci, per uscire dalla via dell’autodistruzione. Quella linea di minor resistenza che l’uomo ha già abbracciato.

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