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E’ arrivato. E’ arrivato il momento di produrre in maniera responsabile. Lo si doveva fare prima, liberandosi dalla morsa dell’agricoltura industriale e dunque il biologico non rappresenta un fattore di emancipazione. E’ semplicemente un riorientamento della politica agricola comune oppure il tentativo di recuperare gli equilibri di sessant’anni fa mentre si sta precipitando?

La richiesta crescente di biologico

Di fatto la domanda di prodotti agroalimentari ottenuti da un impiego meno intensivo della terra è in continuo aumento, i consumatori esigono maggiori certezze rispetto alla propria sicurezza alimentare. Il trend positivo degli alimenti biologici è destinato a continuare anche negli anni a venire e il settore è spinto a convertire maggiori superfici al biologico.

Salvaguardare l’ambiente, tutelare il produttore ed il consumatore, tre obiettivi in un solo metodo, quello dell’agricoltura biologica, non sono poco. Soprattutto quando dopo anni di intenso sfruttamento si decide di coltivare senza il ricorso alla chimica di sintesi ossia senza l’utilizzo di pesticidi, con metodi che non aggrediscono l’ambiente, valorizzando la capacità produttiva naturale del suolo e delle piante.

Il percorso di conversione al biologico dell’azienda agricola

Avviare il percorso di conversione al biologico comporta un certo margine di rischio per l’azienda agricola perché possono insorgere diverse difficoltà non solo organizzative e gestionali, ma anche agronomiche ed economiche.

E’ prescritta una gradualità temporale, 2 anni per la maggior parte delle colture (seminativi, orticole, piante officinali) e 3 nel caso di colture arboree (olivi, piante da frutto, viti), ma sono le difficoltà sul fronte produttivo, le difficoltà incontrate nella difesa fitosanitaria a dare filo da torcere, dato che le colture sono maggiormente esposte alle avversità parassitarie.

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Biologico: conversione 4.0

Salvaguardare l’ambiente, tutelare il produttore ed il consumatore sono tre obiettivi che per essere conseguiti necessitano di:

  •    un processo di disinquinamento
  •    una tecnologia effettivamente in grado di attuarlo
  •    una vera relazione fra l’uomo e l’ambiente
  •    un percorso di riequilibrio e di riparazione dell’agroecosistema

Il biologico ha necessità di soluzioni tecnologiche in grado di risolvere le problematiche che interessano in primo luogo la produzione ma anche la successiva conservazione, oltre all’aspetto del valore nutritivo che si riflette inevitabilmente sulla salute del consumatore. Potremmo chiamarla conversione 4.0.

Bio Aksxter® è la tecnologia unica al mondo in grado di disinquinare e riparare l’ecosistema partendo dall’agricoltura.

Bisogna essere pronti ad una conversione 4.0, diversamente il biologico quale principale sistema di produzione sostenibile a livello globale, può diventare una favola. Infatti, il processo di disinquinamento non è attuabile semplicemente evitando l’utilizzo della chimica, ed il tanto decantato mantenimento dell’equilibrio fisico, chimico e biologico del suolo non è attuabile senza un processo di ricostituzione degli equilibri perduti. Il periodo di conversione al biologico disposto dalla normativa sull’agricoltura biologica, un lasso di tempo necessario a permettere una sorta di pulizia dei terreni da sostanze precedentemente utilizzate, non è sufficiente a depurare il terreno dai veleni accumulati negli anni, dagli inquinanti ambientali in continuo aumento e dalla radioattività salita a livelli incontrollabili. Se poi valutiamo quanto potrà apportare il lato oscuro della cosiddetta economia circolare, c’è da avere paura.

Conversione al biologico: la difesa delle piante dalle malattie

L’agricoltore, guardando più vicino al proprio naso le prospettive del primario settore di attività, trae dalle paure sepolte l’ennesima disputa sull’agricoltura biologica. Prima quella sulle rese bio inferiori al convenzionale, poi quella sull’attuare un’alleanza concreta tra chi produce, chi rivende e chi compra, e ancora, quella sulla convenienza economica, ossia sulla variazione dei ricavi che passando al biologico superi la variazione dei costi.

Ora, colto impreparato ai cambiamenti climatici, avvia la disputa sugli aspetti agronomici del passaggio al biologico, tra cui quella sulla caduta delle difese immunitarie delle piante… e delle conseguenti malattie. Malattie, come quella raccontata nel seguente case history:

Il fenomeno della marcescenza dei frutti (marciume lenticellare) comparso in conversione al biologico

E’ il caso dell’azienda agricola M.S.B. situata nel ferrarese che aveva sottoposto alla AXS M31 una problematica comparsa con la conversione del metodo di coltivazione da convenzionale a biologico. Il fenomeno della marcescenza dei frutti causava ingenti danni alla produzione.  La malattia colpiva fortemente la produzione in pianta e la sua proliferazione dopo la raccolta non permetteva la frigoconservazione.
Si tratta di una malattia imputata all’aggressione delle strutture cellulari del frutto da parte di un micete appartenente al genere Gloesporium che causa il marciume lenticellare, un rapido deterioramento dei frutti durante la crescita.

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Lo sviluppo del marciume ha inizio nel mese di maggio e culmina con la maturazione nel periodo di luglio-agosto. Al momento della comparsa il marciume interessa una porzione minuscola dell’epicarpo, in prossimità di una lenticella.  Successivamente l’area colpita inizia ad espandersi fino a interessare gran parte del frutto. Con l’aumento delle temperature e l’inizio dei processi di maturazione, il marciume si diffonde rapidamente anche ai frutti sani, sia prima che dopo lo stacco dalla pianta.

Il protocollo di studio aperto da AXS M31 riguardava il superamento della patologia, sorta in fase di conversione al biologico, relativamente ad un lotto coltivato a Gala Brookfield e Galaxy (lotto 1), dove la malattia si era manifestata al primo anno di coltivazione con metodo biologico, e un lotto coltivato a Gala Galaxy dove il metodo biologico era stato esteso l’anno successivo (lotto 2).

Monitoraggi periodici relativi allo sviluppo della malattia e all’andamento produttivo, sopralluoghi in campo e prelievi di campioni di acqua, terreno e parti vegetali per la conduzione di analitiche specifiche e particolareggiate (analisi bio subatomiche  molecolari ed analisi dei flussi linfatici), hanno permesso di capire le caratteristiche, le modalità di manifestazione e le cause della malattia.
In seguito al metodo di coltivazione convenzionale le piante manifestavano una forte diminuzione della propria reattività, causata dai trattamenti inadeguati subiti da anni, ed una scarsa capacità di autoriprogrammazione.  E’ emerso anche un forte squilibrio energetico delle piante, soprattutto nelle fasi di stress (es. aumento delle temperature per mancanza dei filtri planetari), tradotto nell’incapacità di elaborazione della messaggistica di scambio e nel blocco della catalizzazione necessaria alla trasformazione delle sostanze.

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Marciume lenticellare prima dei trattamenti con Bio Aksxter®
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Risoluzione problema marciume lenticellare con Bio Aksxter®

L’impiego di Bio Aksxter® M31  e Bio Aksxter® M32 , ha consentito il raggiungimento di un risultato eccellente grazie al superamento della patologia (lo sviluppo del marciume lenticellare è risultato pressoché nullo, sia durante la crescita dei frutti che in fase di raccolta), una notevole miglioria complessiva delle colture ed un elevato aumento della produzione.

Un risultato che si è riconfermato negli anni successivi.

Il monitoraggio dello sviluppo del marciume è stato eseguito attraverso il conteggio dei frutti sani e  deteriorati.
La conta dei frutti  in pianta è stata eseguita il 7 agosto su un campione di 12 piante random nel lotto 1 e  2.
La quantificazione dei frutti deteriorati nei lotti 1 e 2 è stata effettuata nei tre sopraluoghi che hanno preceduto la raccolta.

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