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Agricoltura biologica

Mangiare biologico è meglio?

Biologico, naturale, organico, sono tanti gli aggettivi che vengono utilizzati per qualificare ciò che mangiamo. Termini che ormai sono entrati nel gergo comune, che danno l’idea di un cibo buono e sano per il nostro metabolismo.

Ma è veramente così? Biologico vuol dire sempre salutare? E cosa scatta nella mente quando leggiamo un’etichetta con scritto “da agricoltura biologica”?

Alimenti biologici: certificazione europea

In 10 punti vi spieghiamo cosa sta dietro alla semplice etichetta “da agricoltura biologica”

Biologico: cosa significa? Ecco le 10 cose da sapere!

  1. No ai prodotti chimici di sintesi. Prima di tutto e questo parrebbe una cosa ovvia a tutti – in agricoltura biologica è escluso l’impiego di prodotti chimici di sintesi. Sono quindi ammessi esclusivamente concimi, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici utilizzati per la concimazione dei terreni, per la lotta alle infestanti, ai parassiti ed alle malattie delle piante di origine naturale (vegetale, animale o minerale) previsti in appositi elenchi autorizzati dal MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) e recanti in etichetta la dicitura “consentito in agricoltura biologica”.
  2. Qualità, non quantità a tutti i costi. Il punto di forza dell’agricoltura biologica è (o dovrebbe essere!) la qualità intrinseca dell’alimento stesso e non la resa ad ettaro ricercata a tutti i costi; un metodo di coltivazione che – attraverso la rotazione delle colture, l’utilizzo di sostanza organica, le ridotte lavorazioni – si integra nei processi naturali in modo ecocompatibile rispettando l’agrosistema, la salute degli agricoltori e quella dei consumatori.
  3. No agli OGM. Negli alimenti da agricoltura biologica, per legge non sono ammessi OGM.
  4. Anche i prodotti naturali hanno un impatto ambientale. Come già detto, l’agricoltura biologica non può fare uso di prodotti chimici di sintesi, ma ne utilizza alcuni di origine naturale. Agrofarmaci come il batterio Bacillus thuringiensis, sostanze come piretrine, zolfo, solfato e idrossido di rame (verderame), nonostante di origine naturale hanno comunque un impatto ambientale non trascurabile. Ad esempio il rame, largamente usato come fungicida, è tossico e si accumula nel terreno e l’azione biocida (capacità di arrecare danno all’organismo patogeno) degli insetticidi naturali non è del tutto nota e potrebbe anche avere effetti negativi sulla fauna utile (alcune ricerche confermano questo rischio).
  5. La certificazione biologica non riguarda i terreni. Nessuno pensa che la certificazione biologica riguardi solo il processo di produzione ma non i terreni. In tal senso, il ricercatore A. Mendini afferma: “Se venissero esaminati i terreni agricoli dovrebbero eliminare la certificazione biologica, dato che sono tutti inquinati e dato che anche l’acqua impiegata per l’irrigazione lo è.”
  6. Biologico non significa maggiori proprietà nutrizionali. Un’altra domanda oppure più che altro quasi una certezza che abbiamo a livello inconscio è che frutta e verdura biologica possono vantare maggiori proprietà nutrizionali. La certificazione biologica garantisce soltanto che durante la coltivazione (o la trasformazione) siano state rispettate le relative norme (ad es. che non siano stati impiegati fitofarmaci proibiti). Non è quindi una certificazione sulle proprietà nutrizionali del prodotto finale ma solo sul processo di produzione.
  7. Il biologico falso esiste. Ed ecco che arriviamo alla questione dei controlli o meglio dire di varie lacune da parte degli enti certificatori che si son verificati ultimamente. Infatti, diverse indagini giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno fatto luce su una serie di truffe relative a gravi falsificazioni nel mondo del bio: grano avvelenato spacciato per biologico, aziende biologiche che vendevano frutta e verdura convenzionale reperita altrove, etc.Tutto ciò ha in parte scalfito la fiducia nel comparto ed ha innescato ulteriormente il dibattito sull’opportunità o meno di optare per un’alimentazione biologica.
  8. La certificazione dipende dall’OdC. Il vero problema, o meglio, il peccato originale della normativa sul biologico riguarda i rapporti tra OdC (ente controllore e certificatore) e azienda agricola (controllato). Ebbene l’azienda sceglie e paga, in assoluta autonomia, l’OdC che più gli aggrada (attualmente in Italia sono 14). L’agricoltore, tra l’altro, può decidere di cambiare e sostituire l’ente certificatore in qualunque momento del ciclo produttivo. Anche un bambino capirebbe l’enorme conflitto d’interesse che può scaturire da un sistema così regolato.
  9. Il biologico è più controllato. A livello di controlli bisogna però spezzare una lancia a favore dell’agricoltura biologica. In agricoltura convenzionale, solo poca merce prodotta viene sottoposta a controlli (le analisi vengono fatte a campione); in agricoltura biologica, invece, la normativa prevede che ogni azienda certificata e le relative produzioni dovrebbero essere obbligatoriamente controllate una volta all’anno al fine di accertare il rispetto di norme e regolamenti.
  10. Gli alimenti con certificazione europea non sono necessariamente coltivati in Europa. Inoltre, ogni alimento da agricoltura biologica, per poter essere immesso sul mercato, deve presentare in etichetta l’apposito logo europeo identificativo. Questo marchio contraddistingue tutti gli alimenti biologici (agricoli e trasformati) prodotti o anche semplicemente lavorati sul territorio europeo. Ciò significa che la materia prima (ad es. il grano per la pasta) può essere importata anche da un paese non facente parte dell’UE. Da ciò nasce una prima importante considerazione: le materie utilizzate per la preparazione degli alimenti trasformati (farine, marmellate, sughi, pasta, etc.) possono essere di origine extra UE e quindi prodotti con criteri di coltivazione e controllo diversi rispetto alla normativa europea, che è indicata come la più restrittiva in materia.

Agricoltura biologica: pro o contro?

Coltivare biologico: pro e contro

Sicuramente la percezione comune è che l’aumento dell’incidenza di intolleranze, allergie o anche malattie gravi sia dovuto all’assunzione di cibi alterati da pesticidi e conservanti oppure manipolati industrialmente. Qui intervengono quei metodi di coltivazione che favoriscono il rispetto dell’ambiente guardando ad una gestione etica della terra: l’agricoltura biologica, biodinamica, agricoltura sinergica, permacoltura, agricoltura naturale, blu o conservativa e chi più ne ha più ne metta. Tutti questi metodi, però, non tengono conto del principale ed estremo fattore oggi condizionante la nostra vita sul pianeta: l’inquinamento.

Si, è indispensabile fare agricoltura in maniera sostenibile e nel pieno rispetto dell’ambiente, però è assolutamente impensabile farlo senza un’adeguata tecnologia, una tecnologia in grado di riparare gli errori di quest’era industriale rivolta esclusivamente al profitto. Per risolvere l’inquinamento è necessaria una tecnologia pulita.

In poche parole, dobbiamo disinquinare i terreni per ottenere degli alimenti veramente BIO e per fare questo serve energia. Non certo energia elettrica o altri tipi di energia grezza, ma un’energia superiore, quella appunto che caratterizza le formulazioni disinquinanti Bio Aksxter®.

Le aziende agricole del circuito “Coltivati con Bio Aksxter®” lo sanno bene avendo scelto di impiegare un mezzo tecnico in grado di bonificare il terreno, disinquinare l’agrosistema e rendere liberi i prodotti agricoli da sostanze chimiche ed inquinanti.

Coltivati con Bio Aksxter

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