Con la Giornata Mondiale del suolo alle porte cerchiamo di porre l’attenzione su uno dei grossi problemi del nostro tempo: l’inquinamento del suolo.  Il suolo è una risorsa donataci da Madre Natura e dobbiamo rispettarlo, altrimenti le conseguenze saranno (in alcune parti del mondo lo sono già) devastanti. Suolo è ciò su cui posiamo i piedi, è dove crescono le nostre piante, è dove avvengono importantissimi processi vitali. Inquinamento delle falde, impossibilità di coltivare, minore resa delle colture, frane, smottamenti, sono tutte cause scatenate dall’uso indiscriminato e dall’inquinamento della risorsa suolo.

Inquinamento del suolo: definizione ed effetti

Per definire l’inquinamento citiamo la definizione data da Wikipedia. Con inquinamento del suolo si indica l’alterazione dell’equilibrio chimico-fisico e biologico del suolo, nonché la predisposizione all’erosione, agli smottamenti e l’ingresso di sostanze dannose nella catena alimentare fino all’uomo.

Suoli inquinati quindi producono:

  • Rottura degli equilibri biologici e ridotta fertilità dei suoli. Gli equilibri si rompono e la coltivazione di determinate colture risulta difficoltosa. Suoli inquinati causano effetti deleteri sulle piante determinando difficoltà di sviluppo e proliferazione di fitopatologie (vedi scopazzi del melo, moria del melo, moria del kiwi, batteriosi del kiwi o PSA, marciumi radicali, nematodi). I terreni da stanchi diventano improduttivi fino a divenire biologicamente sterili; un altro fenomeno correlato è quello della desertificazione.
Sintomi di moria del kiwi
Sintomi di moria del kiwi
  • Introduzione di agenti chimici nella catena alimentare. Suoli inquinati portano all’inquinamento anche delle acque e dei prodotti agricoli. Le contaminazioni di sostanze chimiche sono infatti molto difficili da smaltire. Il contatto di suoli inquinati con le acque porta ad una contaminazione delle acque stesse (basti pensare al caso dei nitrati). Tali sostanze nocive possono poi essere trasferite all’uomo sia mediante il consumo di acqua contaminata che quello di ortaggi, oppure degli animali (basti pensare al mercurio rilevato nei pesci);
  • Terreni a rischio di frane e smottamenti. A livello di curiosità parliamo di frana quando il terreno, mosso dalla forza di gravità, si muove verso il basso. Nello smottamento la causa invece è legata alle infiltrazioni d’acqua, che portano a trascinare il suolo a valle. Suoli inquinati possono portare a dei problemi nella struttura dei terreni stessi, con maggiore rischio di questi fenomeni.
Con l’inquinamento la struttura chimico-fisica del suolo viene danneggiata
Con l’inquinamento la struttura chimico-fisica del suolo viene danneggiata

Potremmo dire che si crea un circolo vizioso dell’inquinamento, che viene trasferito progressivamente nella catena alimentare. La soluzione non è quella di spostare materialmente un terreno inquinato in un altro posto. I tempi necessari alla degradazione ed eliminazione degli inquinanti sono naturalmente molto lunghi. Non è con ruspe e camion che risolviamo il problema, ma spostiamo semplicemente il problema da un’altra parte, senza peraltro risolverlo completamente.

Le cause dell’inquinamento del suolo

La causa maggiore dell’inquinamento è in realtà l’uomo. Con l’uso indiscriminato della chimica i nostri suoli sono ormai inquinati. Come sostiene il ricercatore Alessandro Mendini, la chimica porta dei benefici iniziali, limitando lo sviluppo di certi patogeni ad esempio, ma poi presenta il conto. E il conto da pagare, a volte, è veramente salato, anzi salatissimo. Ma quali sono gli inquinanti più pericolosi prodotti industrialmente e immessi in maniera indiscriminata nell’ambiente? Ecco alcuni esempi:

  • Rifiuti solidi (es. carta, vetro, plastica);
  • Rifiuti liquidi (es. prodotti fitosanitari, fertilizzanti, concimi chimici);
  • Rifiuti gassosi (es. CFC);
  • Idrocarburi, i costituenti principali dei combustibili (es. petrolio, metano);
  • Metalli pesanti (es. arsenico, cromo, mercurio e piombo)
  • Residui da prodotti fitosanitari (i prodotti distribuiti sulle colture si accumulano nel suolo);
  • Solventi organici, utilizzati nella sintesi chimica;
  • Diossine;
  • Scorie radioattive, derivate dalle industrie nucleari.
  • Acque di scarico. Le acque utilizzate in determinati processi, sia agricoli che industriali, possono trasferire dei contaminanti all’interno della catena alimentare.

Le molecole inquinanti nel suolo si trasformano in sostanze potenzialmente ancora più inquinanti. I fenomeni di ricombinazione delle molecole sono molteplici e gli effetti deleteri difficilmente arrestabili.

Dobbiamo sottolineare purtroppo il fatto che il settore agricolo, anche se non rappresenta il settore da cui provengono le maggiori fonti di inquinamento, non è esente da colpe. Abbiamo citato poi di come i contaminanti vengano trasferiti all’interno delle catene alimentari. Il caso più famoso è probabilmente quello del pollo alla diossina. In Belgio nel 1999 vennero trovate delle carni di pollo contenenti Pcb (policloruro di bifenile), un precursore della diossina. La diossina è cancerogena e può accumularsi in maniera consistente nei tessuti adiposi, quindi nel grasso degli altri animali (uomo incluso).

Mercurio nel pesce: esempio di trasferimento di un contaminante nella catena alimentare
Mercurio nel pesce: esempio di trasferimento di un contaminante nella catena alimentare

Il caso del rame

Uno dei prodotti maggiormente utilizzati in agricoltura, anche in quella biologica e biodinamica, è proprio il rame, impiegato in varie forme (es. ossicloruro, idrossido) per combattere malattie di origine fungina e batterica. Il rame può accumularsi nel suolo in maniera importante, basti pensare a numerosi suoli vitati. In uno studio svolto in Spagna qualche anno fa la concentrazione di rame nei vigneti si attestava tra 235 e 1438 mg/kg, con un valore medio di 368 mg/kg. Basti pensare che la normativa italiana (D.M. Ambiente 471/1999) prevede un limite di 120 mg/kg s.s. (sostanza secca) nei suoli ad uso verde e residenziale e di 600 mg/kg s.s. per l’uso commerciale e industriale. I suoli dello studio non sarebbero adatti all’utilizzo a scopo verde e residenziale in nessun caso, mentre alcuni di essi nemmeno per svolgere attività commerciali o industriali!

Che dire poi dei suoli ad uso agricolo, dove esiste un uso indiscriminato della chimica o dove l’accumulo di sostanze consentite anche in agricoltura biologica, conseguente ad anni di attività agricola, fa sorgere una domanda: quanto possono resistere i nostri terreni?

Applicazioni costanti di rame determinano quindi un forte accumulo nei suoli, ed il problema non riguarda solamente la viticoltura. Con pH maggiori a 7 il rame precipita sotto forma di idrossido, mentre in suoli acidi la sensibilità al rame è maggiore. Quest’ultima viene amplificata ulteriormente nel caso di una bassa presenza di sostanza organica e minerali argillosi. Oltre a ciò si verificano degli abbassamenti a carico della popolazione microbica (tra gli altri Azotobacter e Nitrosomonas) determinando degli squilibri ed una maggiore possibilità di sviluppo di patogeni resistenti nel suolo.

Anche lombrichi e microrganismi vengono danneggiati dall’inquinamento del suolo
Anche lombrichi e microrganismi vengono danneggiati dall’inquinamento del suolo

Fitorimedio: “piante bonificatrici”

Alcune piante si sono mostrate promettenti in alcuni suoli contaminati, essendo in grado di assorbire tali sostanze nei propri tessuti. Le piante più promettenti sembrano essere la senape, il salice, il granoturco, il pioppo, rape e cavoli, ma gli inquinanti rimangono a carico del prodotto agricolo. Lo svantaggio principale riguarda il tempo necessario, spesso non compatibili con le esigenze economiche dell’agricoltore.

Bio Aksxter®: la risposta all’inquinamento

I danni causati dalla chimica sono sotto i nostri occhi. L’inquinamento e l’accumulo di contaminanti nei suoli sono alcune delle conseguenze dell’uso della chimica a partire dal ‘900. La mancanza di alternative ed il bisogno di dare delle risposte nell’immediato hanno portato a contaminazioni difficilmente rimovibili, almeno nel breve periodo.

Bio Aksxter® è la risposta a questi problemi. La coltivazione del terreno con Bio Aksxter® depurando il sistema pianta-suolo da sostanze chimiche e nocive rigenera infatti le strutture vitali e riequilibra la componente microbiologica utile. Oltre a non rilasciare residui Bio Aksxter® elimina i contaminanti nelle piante, nel suolo e nelle acque ed è per questo motivo che può essere definito una tecnologia unica al mondo. L’attività microrganica ritrova nuovo equilibrio per l’innesco dei biodegradatori e lo sviluppo di “microrganismi vergini” antagonisti dei patogeni. La tecnologia di Bio Aksxter® offre la possibilità di disinquinare i suoli e portare alla ricostituzione degli equilibri microbiologici distrutti dalla chimica.

Per dare una risposta alla decontaminazione di suoli fortemente inquinati (es. presenza di scorie radioattive) il ricercatore Alessandro Mendini ha sviluppato la formulazione Almen XM236 decontaminante, in grado di contrastare la radioattività indotta, impedendo alterazioni delle forme di vita dell’ecosistema.
A fronte dei continui input inquinanti derivanti da attività antropiche e delle alte concentrazioni di svariati contaminanti, Almen XM236 decontaminante accelera il processo di degradazione di queste sostanze, risultato che in alcuni casi (come le scorie radioattive) non sarebbe nemmeno raggiungibile dopo alcuni millenni. La risposta all’inquinamento, anche quello del suolo, c’è. Sta alle autorità competenti ora occuparsi di queste tematiche, non solo a parole, ma con fatti veri e propri. Anche perché non c’è molto tempo rimasto a disposizione.

 

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