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Il melone: mangiarlo non ci lascia mai indifferenti! E’ bello colorato, succoso, saporito e dissetante oppure duro, erbaceo e quasi insapore. Eh sì… col melone ci sono pochi compromessi.
Ma quali sono le differenze tra meloni, angurie e cocomeri?
Conosci le diverse varietà?
Quali sono le lavorazioni colturali ed i metodi di coltivazione?
E le malattie principali?
Come possiamo ottenere ottimi risultati nella coltivazione del melone?
Approfondiamolo insieme…

Cucurbitacee: meloni, angurie, cocomeri…

Il melone (Cucumis melo) appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee. La caratteristica principale di queste piante è di attorcigliarsi, di strisciare, grazie alla produzione di viticci. Della famiglia delle Cucurbitacee fanno parte, oltre al melone, il cocomero, la zucchina, la zucca ed il cetriolo.

Tali colture si sono adattate a crescere sia nelle zone tropicali che in quelle temperate, nel Nuovo e nel Vecchio Mondo, e sono per questo motivo tra le più utilizzate a scopo di alimentazione a livello mondiale.

Col termine melone possono però crearsi dei fraintendimenti. A volte infatti, in molte zone dell’Italia meridionale, quando si parla di melone si fa riferimento al cocomero. Il nome completo del cocomero sarebbe in realtà melone d’acqua o mellone d’acqua (il termine deriva dal francese melon d’eau). Anche in inglese il cocomero viene chiamato watermelon (appunto melone d’acqua).

Anguria Coltivazione del melone BioAksxter
Anguria (Citrullus lanatus)

Il termine anguria (o cocomero, o melone d’acqua) fa riferimento invece alla specie Citrullus lanatus. Le differenze principali sono legate alla presenza di una buccia verde (a volte nera) con striature bianche o giallastre, con l’interno normalmente di colore rosso, anche se esistono varietà a polpa gialla, arancione o bianca. La forma è generalmente allungata (anche se esistono varietà tondeggianti).

Il melone (Cucumis melo) è invece differenziabile dal cocomero grazie alla forma (ovale o tondeggiante) ed inoltre sulla buccia sono presenti delle divisioni a fette (non presenti sul cocomero). La polpa varia inoltre dal bianco, al giallo, all’arancio.
Un’altra caratteristica che li differenzia è il peso, nettamente maggiore nel caso del cocomero. In Giappone sono state raccolte angurie con un peso vicino ai 100 kg.

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Melone (Cucumis melo)

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Il melone: storia e coltivazione in Italia e nel mondo

Le origini del melone non sono certe. Probabilmente la coltura ha origini africane e sembra che si diffuse in Europa grazie agli Egizi a partire dal V secolo a.C., anche se probabilmente la sua coltivazione è molto più antica, dato che in Sardegna sono stati ritrovati semi risalenti all’Età del Bronzo (più di 3.000 anni fa). Grazie ai Romani la sua coltivazione subì poi una forte espansione. È da sempre considerato simbolo di fecondità, probabilmente grazie alla presenza di numerosi semi all’interno del frutto.

Attualmente la produzione di melone è diffusa pressoché in tutto il mondo, soprattutto nel continente asiatico (70% circa della produzione mondiale). Il leader mondiale nella produzione è la Cina, che da sola produce circa la metà dei meloni prodotti ogni anno. Le rese medie ad ettaro variano a seconda dei differenti Paesi, oscillando tra 20 e 35 t/ha.

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L’Italia è invece il Paese leader in Europa assieme alla Spagna nella produzione di meloni. In termini di produzione ed ettari è la Sicilia ad occupare la prima posizione (con circa un terzo degli ettari coltivati e circa un quarto della produzione a livello nazionale). Altre regioni che rivestono un ruolo importante nella coltivazione del melone sono Lombardia, Campania, Puglia ed Emilia-Romagna. Queste regioni costituiscono circa il 70% sia delle superfici coltivate sia della produzione di melone a livello nazionale. In Italia la coltivazione del melone è svolta prettamente in pieno campo (86% contro 14% in serra), secondo dati Istat aggiornati al 2016.

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Gruppi e principali varietà

Nelle colture orticole, tra cui il melone, dobbiamo tener presente che l’assortimento varietale varia molto più velocemente rispetto ad altre colture (soprattutto arboree), dove l’inserimento di nuove cultivar è più difficile a livello commerciale, dati anche i tempi maggiori nell’ottenere le produzioni in campo.

Le varietà sono suddivise in diversi gruppi, differenziati per le diverse caratteristiche. In particolare possiamo distinguere:

  • Melone cantalupo (gruppo cantalupensis o cantalupio), con superficie reticolata, polpa giallo-arancio e di media grandezza. I frutti, a maturazione precoce, vengono raccolti in estate ed hanno una breve conservazione. Caratteristici il loro profumo e la loro dolcezza
  • Melone retato (gruppo reticolatus), con superficie reticolata molto accentuata, a polpa bianca, arancione o giallo-verde e di media grandezza. Una particolare categoria è quella dei meloni long life e middle long life, caratterizzati da una migliore conservabilità e shelf-life
coltivazione del melone con Bio Aksxter®
Melone retato coltivato con Bio Aksxter®
  • Meloni d’inverno (gruppo inodorus), a buccia normalmente liscia e polpa biancastra, rosata, giallastra o verde. Consumati a Natale, soprattutto in Sicilia, e con gusto intermedio tra il melone e la pera. Adatti a lunghi periodi di conservazione. Di questo gruppo fanno parte i cosiddetti melone giallo e melone verde
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Melone Giallo

Meno diffuso è il cosiddetto melone serpente o melone tortarello (gruppo flexuosus), raccolto prima della maturazione e consumato crudo, dalla caratteristica forma curva.

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Melone Tortarello

l cosiddetto melone amaro appartiene invece alla specie Momordica charantia. È detto anche ampalaya o zucca amara. Viene impiegato prettamente a scopo medicinale.
Tipici della Puglia sono invece gli scopatizzi, detti anche caroselli. Sono in realtà dei meloni acerbi, raccolti prima della maturazione. Sono consumati crudi come alternativa ai cetrioli, rispetto ai quali risultano più digeribili. Sono poco calorici e rinfrescanti.

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Melone amaro

Il discorso varietale è abbastanza complesso, anche per il fatto che è possibile incrociare meloni appartenenti a diversi gruppi ed ottenere un prodotto con caratteristiche intermedie (ad esempio è possibile incrociare un melone retato con un melone d’inverno).

Tra le varietà più famose e conosciute nei diversi gruppi ricordiamo:

Thales, Talento, Sogno, Merlin, Expo tra i meloni retati
Mundial, Intenso, Pregiato, Polis tra i meloni retati long e middle-long life
Comune e Prescott nel caso del melone cantalupo
Gigante di Napoli, Morettino, Melone di Malta, Piel de Sapo tra i meloni d’inverno

La coltivazione del melone

Come detto è possibile coltivare il melone sia in pieno campo che in serra. Molte operazioni colturali sono comunque simili per quanto riguarda la coltivazione del melone. Nei capitoli successivi approfondiremo la coltivazione in serra, illustrandone le principali differenze rispetto al pieno campo.

Per la coltivazione del melone è necessaria prima di tutto un‘adeguata preparazione del letto di semina, che può richiedere diverse lavorazioni del terreno, al fine di ottenere un terreno uniforme, ben livellato e pronto per garantire una buona germinazione del seme ed ottimizzare la coltivazione nel corso dell’anno.

Una volta preparato il terreno si procede alla semina, svolta normalmente ad aprile-maggio. La germinazione del seme richiede delle temperature medie attorno a 14-15°C. I sesti d’impianto prevedono in genere una distanza tra le file di 2-2,5 m e tra le piante di 0,8-1 m sulla fila. Data la natura strisciante del melone è necessario mantenere una distanza adeguata in modo anche da consentire il passaggio dei mezzi meccanici. Come alternativa alla semina è sempre più diffusa la pratica del trapianto. Nel caso di alcune varietà del Sud Italia è possibile anticipare il trapianto in febbraio-marzo. Normalmente sono comunque i mesi di aprile-maggio i più adatti allo scopo. Vi è la possibilità, nel caso di alcune varietà (es. Thales) di svolgere il trapianto anche durante l’estate (nei mesi di giugno-luglio).

Molto importante è anche la gestione delle infestanti. Tale operazione è fondamentale per favorire la crescita della coltura, ma dato lo sviluppo delle radici nei primi cm di terreno, è necessario intervenire in maniera delicata, con operazioni di sarchiatura. È possibile optare anche per il diserbo, eseguito in pre- o post-emergenza (oppure pre- o post- trapianto) o combinare il diserbo con le lavorazioni meccaniche. Un’alternativa interessante è quella della pacciamatura, operazione che richiede indubbiamente un maggior numero di ore di lavoro nella fase iniziale, ma che agevola indubbiamente la gestione delle infestanti nel corso della coltivazione.

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Pacciamatura nella coltivazione del melone

Da non trascurare l’irrigazione, anche se il melone non ha esigenze idriche particolarmente elevate. Carenze idriche possono però ostacolare lo sviluppo delle colture, con un peggioramento della qualità dei frutti e delle rese. Anche per quanto riguarda questo aspetto è fondamentale garantire l’equilibrio delle colture. Un eccesso di acqua è anch’esso controproducente e può portare ad un peggioramento qualitativo delle produzioni, oltre a favorire lo sviluppo di alcune malattie. Diverse sono le soluzioni possibili per quanto riguarda l’irrigazione: a pioggia, in solchi, a goccia. L’irrigazione a goccia è la soluzione ottimale per garantire un’adeguata distribuzione idrica, ottimizzando il consumo dell’acqua ed evitando sia carenze che eccessi idrici.

La cimatura è necessaria in molti casi per limitare l’eccessivo sviluppo vegetativo del melone. Di solito vengono svolti più interventi nel corso dell’anno. La prima cimatura è consigliata quando le piante hanno 4-5 foglie, rimuovendo l’apice al di sopra della seconda foglia, favorendo lo sviluppo di getti ascellari (i tralci di primo ordine). Altri interventi vengono svolti a carico dei tralci di primo e secondo ordine, al di sopra della terza foglia. Anche i tralci di terzo ordine vengono normalmente cimati, di solito 2 foglie sopra il frutto. Vengono svolte normalmente 3 cimature.

La raccolta avviene normalmente tra 90 e 110 giorni dalla semina. Il melone è un frutto climaterico, in quanto continua la sua maturazione una volta distaccato dalla pianta. È fondamentale comunque raccogliere i meloni una volta che questi hanno raggiunto una maturazione adeguata: se raccolti troppo in anticipo si rischia di avere un frutto con una concentrazione zuccherina non elevata, mentre se raccolti troppo in ritardo il frutto sarà meno appetibile. In fase di raccolta vi sono dei segnali da valutare per capire se il frutto è maturo oppure no. L’osservazione del peduncolo nella coltivazione del melone fornisce importanti indicazioni: il distacco del peduncolo dal frutto, la scomparsa della peluria e la comparsa di screpolature concentriche sono tutti segnali che permettono di individuare l’ottimale momento per la raccolta, che avviene spesso in maniera scalare per il fatto che non tutti i frutti raggiungono la maturazione ottimale nello stesso momento.

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Dopo la raccolta è necessario garantire ai meloni un’adeguata conservazione, a seconda delle richieste del mercato. Diverse pratiche vengono svolte con questo scopo: i meloni raccolti nelle ore più calde dovrebbero essere pre-refrigerati in acqua fredda.  Alcune varietà sono destinate al consumo fresco come ad esempio i meloni cantalupi (con durata di conservazione non superiore ai 10-15 giorni), mentre nel caso dei meloni d’inverno questi possono essere conservati più a lungo (fino a 5 mesi, in condizioni di temperatura tra 7-10°C ed umidità relativa dell’85-90%).

APPROFONDISCI :  COLTIVARE MELONI CON CON BIO AKSXTER®

La coltivazione forzata e semi-forzata

Anche in pieno campo è possibile ottenere degli aumenti produttivi, tramite pratiche di forzatura. Oltre alla pacciamatura (coltivazione semi-forzata) vi è la possibilità di coltivare in maniera forzata (tramite pacciamatura) e con piccoli tunnel (detto comunemente tunnellino) che ricoprono le colture. Con queste pratiche è possibile sia anticipare l’impianto (anche di 30 giorni) che la raccolta (fino a 20 giorni) oltre a raggiungere maggiori rese (fino a 40 t/ha).

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Rincalzatura dei tunnellini nella coltivazione del melone

La coltivazione in serra

Un’alternativa alla coltivazione del melone in pieno campo è la coltivazione in serra. È una coltivazione di nicchia, impiegata per la coltivazione di varietà di melone pregiate e permette di anticipare la semina, ridurre la durata del ciclo colturale e di conseguenza l’entrata sul mercato. Rispetto al pieno campo vi sono delle differenze soprattutto per quanto riguarda:

  • semina o trapianto. È possibile anticipare l’operazione rispetto al pieno campo (anche di 30 giorni) anticipando così l’entrata sul mercato
  • sesti di impianto. La coltivazione in serra avviene con sesti d’impianto più fitti. Mentre all’aria aperta sono presenti tra le 0,4-0,5 piante/m2 (è riservato uno spazio di circa 2 m2 per ogni pianta) nel caso della serra sono presenti 1,5-2 piante ogni m2
  • tipologia di coltivazione. È possibile effettuare la coltivazione in verticale tramite fili o reti in modo da sfruttare lo spazio in altezza presente

In serra vengono spesso coltivati i cosiddetti meloni long life o middle-long life, richiesti dalla grande distribuzione proprio per la loro capacità di conservazione, e la loro buona adattabilità alla coltivazione in verticale, anche grazie al peso non eccessivo dei frutti.

Un’altra possibilità, sempre nel caso della coltivazione in serra, è data dalla coltivazione fuori suolo: i meloni in questo caso vengono posti in sacchi contenenti dei substrati di coltivazione ed allevati in verticale.

Coltivazione del melone in verticale BioAksxter
Coltivazione in verticale di meloni in serra

Malattie e principali parassiti

Il melone è una coltura con diverse avversità che ne complicano la difesa fitosanitaria.

Tra i funghi ricordiamo:

  • peronospora (Pseudoperonospora cubensis), malattia fungina favorita da elevata piovosità e lunghe bagnature fogliari. Per quanto riguarda l’irrigazione è da preferire l’irrigazione a goccia, per limitare la bagnatura fogliare
  • oidio o mal bianco, causato da diverse specie fungine (es. Podosphaera xanthii e Golovinomyces cichoracearum), che porta all’apparizione di una patina biancastra a carico delle foglie, che nei casi più gravi si accartocciano e disseccano
  • botrite o muffa grigia (Botrytis cinerea), malattia molto pericolosa che porta all’apparizione di macchie all’esterno. L’infezione si propaga poi anche a carico della polpa rendendo il frutto non commerciabile
  • tracheomicosi, causate da Fusarium oxysporum o Verticillium spp.che causano l’ingiallimento fino ad arrivare all’avvizzimento di tutta la pianta. La causa principale è legata al terreno infetto. Il Fusarium predilige temperature più elevate (attorno a 26-32°C) mentre Verticillium si sviluppa anche a temperature più basse
  • marciume radicale, causato da funghi dei generi Phythium, Phytophtora o Rhizoctonia. Come il Fusarium è legato a malattie e squilibri del terreno
  • cancro gommoso o didimella (Dydimella bryoniae), con sintomi inizialmente a carico delle foglie. La malattia si estende poi al fusto con essudati gommosi o necrosi
Coltivazione del melone botrite-muffa grigia BioAksxter
Botrite (muffa grigia)

Anche diverse malattie batteriche possono colpire il melone, come:

  • Avvizzimento batterico (Erwinia tracheiphila), una malattia batterica del tessuto vascolare della pianta. Viene trasmessa attraverso insetti vettori della famiglia dei Coleotteri. Il trasporto dell’acqua è notevolmente ostacolato portando all’avvizzimento, prima di alcune foglie, poi dell’intera pianta
  • Marciume molle (Pectobacterium spp.), che porta ad un rammollimento dei frutti a carico della polpa, con notevole danno commerciale
  • Maculatura angolare (Pseudomonas syringae), con macchie giallastre che poi necrotizzano. Le macchie sono distribuite su tutta la lamina fogliare
coltivazione del melone Avvizzimento batterico BioAksxter
Avvizzimento batterico

Tra gli insetti da segnalare:

  • afide delle Cucurbitacee (Aphis gossypii), un piccolo afide che colpisce anche altre Cucurbitacee ed è vettore di alcune virosi, come il virus del mosaico del cetriolo (CMV) che attacca anche il melone
  • elateridi (Agriostes sp.), larve di Coleotteri che colpiscono il melone nelle prime fasi di sviluppo portando a ritardi della vegetazione e moria di piantine

Da non dimenticare anche il Virus del mosaico del cetriolo (CMV), causa di ingiallimenti a carico delle foglie e deformazioni sui frutti, oltre ai nematodi soprattutto dei generi Pratylenchus spp.Xiphinema spp., che possono causare notevoli perdite di produzione.

Coltivazioni di melone redditizie con Bio Aksxter®

La coltivazione del melone, come visto, richiede numerose operazioni per massimizzare il risultato in termini sia quantitativi che qualitativi. Oltre a questo vi sono numerose patologie che possono compromettere la produzione.

Coltivazione del melone con Bio Aksxter®
Meloni coltivati con Bio Aksxter®

Bio Aksxter® offre numerosi benefici nella coltivazione del melone con ottimi risultati grazie a:
– disinquinamento e rivitalizzazione del terreno. La sua azione permette di ostacolare ed impedire lo sviluppo di patologie a carico del terreno (es. Fusarium, marciumi radicali, nematodi), con la possibilità di eseguire più cicli colturali, anche in assenza di rotazioni;
aumento delle autodifese. Le piante sono in grado di sopportare al meglio sia gli stress climatici, come ad esempio la siccità, sia le malattie, permettendo inoltre di semplificare la difesa fitosanitaria;
– eliminazione dei residui. Bio Aksxter® esercita un’azione di autodepurazione a carico sia del terreno, che delle piante, consentendo di raccogliere prodotti con zero residui;
– rese ottimali ed ottima qualità. Grazie all’azione di equilibrio delle colture permette di ottimizzare le rese, garantendo un’ottima qualità e l’aumento del grado zuccherino;
– miglioramento della conservabilità. Viene migliorata la conservabilità e la shelf-life dei meloni, con importanti vantaggi a livello commerciale.

Le formulazioni Bio Aksxter® possono essere impiegate sia nella coltivazione del melone in pieno campo che in quella in serra e distribuite sia per via fogliare che tramite fertirrigazione.


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