Meloni contaminati, morti per listeriosi

E’ di questi giorni la notizia dei 4 decessi avvenuti in Australia a causa della listeriosi (infezione da listeria) contratta in seguito al consumo di meloni (varietà Cantalupo). Si parla già di circa 17 persone contagiate dall’inizio del 2018. Casi di listeria come questi si sono verificati ancora nel 2011 negli Stati Uniti causando persino 30 morti.

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A causa del problema e della velocità con cui l’informazione ha fatto il giro del mondo, l’intero mercato nazionale e dell’export è crollato di circa il 90%. Alcuni esperti del settore prevedono che ci vorranno anni prima che il mercato dei meloni si ristabilizzi.

Listeriosi cos’è?

Listeria monocytogenes è il batterio responsabile della listeriosi, un’infezione dovuta al consumo di alimenti contaminati da questo batterio. Si tratta di un microrganismo ambientale, presente nel suolo, nell’acqua e nel foraggio, che può contaminare gli alimenti, soprattutto i “cibi pronti” e quelli crudi come frutta e verdura. La contaminazione da listeria può avvenire sia a monte, quindi direttamente nei prodotti agricoli, che nella fase di produzione/lavorazione/trasporto.

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La listeriosi può essere letale per persone particolarmente vulnerabili come anziani, persone immunodepresse, donne in gravidanza, nelle quali può provocare setticemia, meningite purulenta, infezioni intrauterine, o gravi conseguenze sul feto.

Quella della listeriosi è una problematica seria per la salute pubblica: anche se la malattia è poco frequente nell’uomo presenta un elevato tasso di mortalità.

Come prevenire la listerosi?

Tra le norme di prevenzione della listeriosi vi sono pratiche comuni come la semplice pulizia e lavaggio degli alimenti, degli strumenti di lavorazione (o semplicemente attrezzi di cucina) e dei luoghi di conservazione, dato che la Listeria è in grado di replicarsi anche a basse temperature. È molto importante anche la cottura dei cibi, ma questa rimane impraticabile al momento del consumo di alimenti crudi freschi.

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Occorre però considerare che innanzitutto bisogna guardare allo stato sanitario del terreno e dell’acqua, fonti di inoculo di patologie,  nonché allo stato sanitario del prodotto agricolo, in quanto il batterio presente nel terreno può passare alla pianta e permanere nel frutto in seguito ad una insufficiente catalizzazione minerale.

Contaminazione dei prodotti agricoli: perdite produttive e perdite economiche

Le infezioni batteriche, fungine e virali sono l’incubo quotidiano degli agricoltori i quali da anni in seguito a ciò risentono sempre più dell’improduttività dei terreni,  della riduzione delle rese e dei relativi parametri qualitativi. E’ dichiarato che le malattie infettive delle piante provocano ingenti danni alle colture agrarie, causando perdite economiche che sono stimate, a livello mondiale, intorno ai 60 miliardi di euro annui.

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Ma perché queste patologie a carico del terreno e delle colture insorgono in misura sempre maggiore sia per intensità che frequenza ?

La gravità della situazione è indotta da una serie di fattori.

  1. Bisogna considerare che da oltre cinquant’anni nei terreni si continua a buttare di tutto e quindi mancano gli equilibri utili per i necessari processi microbiologici. Il terreno insomma è diventato fonte di inoculo di patologie.
  2. Inoltre, bisogna considerare l’inquinamento ambientale che indirettamente è causa di inquinamento delle falde acquifere e quindi dei pozzi per l’acqua d’irrigazione causando un circolo vizioso attraverso il ciclo dell’acqua. Nel caso della coltivazione del melone, prodotto agricolo con un’alta percentuale di acqua questa è una valutazione necessaria.97650_13388-1
  3. Le piante sono letteralmente drogate dall’uso massiccio di pesticidi e vari prodotti chimici e quindi le loro difese autoimmunitarie sono deboli con incapacità di reagire agli stress biotici ed abiotici o addirittura di portare a termine il ciclo produttivo.
  4. Nelle problematiche agricole si tende ad analizzare ogni situazione separandone le cause, senza una visione interconnessa globale. Ci si focalizza su una singola problematica e non si guarda all’insieme dei fattori che l’hanno scatenata. Come una visione del particolare che non ci fa afferrare l’intero. Così è facile uscire di strada, allontanarsi dalla soluzione.

Gli studi sono troppo teorici, ad esempio si studia il dna del terreno per valutare i livelli degli agenti patogeni ed il grado di malattia, ma senza una prospettiva pratica, se non quella di dismetterli.

Bio Aksxter® il riparatore

E’ la scienza e la tecnologia del ricercatore Alessandro Mendini arrivata in soccorso alla nostra umanità ad aprire uno spiraglio di luce, con le sue formulazioni magnetiche. Una vera innovazione che  superando il limite della materia ci apre al mondo delle energie che la genera. Difficile da capire?  Uscire dai nostri problemi, non è forse questo che conta?

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E’ dichiarato ufficialmente che entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%. Questo a causa di alcuni fattori: la continua perdita o il degrado dei propri habitat, lo sfruttamento eccessivo delle specie, l’inquinamento, le specie invasive, le malattie e il cambiamento climatico.

L’azione antibatterica, antifungina ed antivirale di Bio Aksxter®, attraverso la stabilizzazione dell’attività microbica e la neutralizzazione delle sostanze nocive tali da consentire una vera e propria rigenerazione del terreno, nonché il ripotenziamento della capacità di  riprogrammazione  del vegetale della pianta, rappresenta l’unica possibile soluzione alle problematiche agricole senza ripercussioni dirette e indirette.

Naturalmente tutto ciò è possibile solo grazie all’utilizzo di Bio Aksxter® ed al relativo apporto di  energia che la pianta utilizza nel processo di fotosintesi ed in particolare nella fase di catalizzazione. Infatti se quest’ultima non è svolta in maniera ottimale la pianta non riesce a  smaltire  ogni tipo di scoria e residuo nocivo. Si deve tener presente che nell’agricoltura moderna l’impiego continuato e massiccio di chimica di sintesi ha portato i terreni prossimi al collasso ed allo sviluppo di patogeni particolarmente aggressivi tanto che gli stessi rimangono a carico della componente vegetale e dei prodotti agricoli, come nel caso specifico dei meloni.

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