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Tra le misure di superficie del sistema metrico decimale, adottato in Italia nel 1861, troviamo anche le cosiddette misure agrarie. Sono unità di misura della superficie così chiamate perché utilizzate per misurare l’estensione (cioè l’area) dei terreni agricoli.

Per superficie agraria non sempre s’intende la superficie reale di un terreno, essa infatti corrisponde alla sua proiezione su di un piano orizzontale. Coincide invece alla superficie effettiva solo quando il terreno è perfettamente in piano. Se la superficie si trova in pendio, la superficie agraria è inferiore alla reale.

Ufficialmente, sono riconosciute tre misure agrarie: ara, centiara ed ettaro. In passato ogni Stato aveva la sua misura agraria per definire la superficie dei campi coltivati.
Uno sguardo dal passato al presente ci introduce alle misure agrarie attualmente in uso.

Misure agrarie antiche

In Italia, paese di lontanissime tradizioni contadine, nel corso dei secoli, sono state adottate una miriade di unità di misura a livello regionale o locale. Le più importanti misure agrarie di superficie (e di capacità) del passato, sono:

Acro

L’acro è un’antica unità di misura di superficie anglosassone che serviva ad indicare la striscia di campi che poteva essere arata da una persona e da un bue nell’arco di una giornata. L’acro corrisponde a 4.046,87 m2. Questa unità di misura veniva impiegata in Gran Bretagna, ma dal 2010 anche in questo Paese la superficie dei terreni viene misurata con l’ettaro.
Anche in Italia esiste un’unità d misura chiamata “acro” non correlata alla misura anglosassone, tuttavia simile nelle dimensioni, equivale a 4.000 m2.

Campo

Alcune unità di misure agrarie utilizzate nell’ex Repubblica di Venezia erano chiamate campo, perchè corrispondevano alla quantità di raccolto che variava a seconda della posizione geografica e della tipologia di terreno coltivato. Tutt’ora il termine campo è utilizzato in Friuli Venezia Giulia ed in Veneto. Alcuni esempi:
– Campo bellunese = 3.778 m2
– Campo padovano e vicentino = 3.862 m2
– Campo trevisano = 5.204 m2
– Campo veronese = 3.047 m2

Moggio

Moggio deriva etimologicamente dal latino módius, termine utilizzato nella Roma antica come unità di misura di capacità per il grano. Il moggio era il contenitore in bronzo o in creta (con volume standard) utilizzato per i semi.
Nel tempo questa misura di capacità è diventata una unità di misura di superficie in quanto riferita alla superficie necessaria a seminare un moggio di grano.
Molto diffuso al Sud, era utilizzato soprattutto al tempo del Regno delle Due Sicilie.
A Napoli corrispondeva a circa 3.364 m2 mentre a Caserta un moggio era pari a 3.333 m2. Variava però da diocesi a diocesi e in alcuni casi cambiava anche da comune a comune. Il moggio si divideva in 30 passi, suoi sottomultipli, i quali, a loro volta, si suddividevano in 30 passitielli e così via…

Moggio per misure agrarie di capacità del grano

Staio

Lo staio (plurale staia) è un’antica unità di misura della tradizione contadina italiana. Si tratta di una misura di capacità ed il termine deriva dal latino sextarius. Sia quest’ultimo che lo staio erano sottomultipli del moggio romano: lo staio rappresentava generalmente l’8a parte del moggio, il sextarius la 16a.

Lo staio, in origine impiegato soprattutto nella misurazione dei cereali, nel corso dei secoli è divenuta misura di superficie. Infatti, almeno in linea teorica, l’estensione di terreno può essere seminata con uno staio di granaglie. Molto diffuso nel gergo contadino delle regioni settentrionali, il termine era prevalentemente impiegato in quelle zone dove non si usava la pertica superficiale per la misurazione dei campi.
Nell’area di Ferrara e Parma si utilizzava come misura agraria la biolca, equivalente a 6 staia.

Tomolo (o tumolo)

Il tomolo, un’unità di misura di superficie ancora oggi molto utilizzata in Sicilia, Calabria e Campania assume valori diversi a seconda della zona geografica. In Campania vale all’incirca dai 3.000 ai 4.000 m2, mentre in Sicilia 1.000 m2. Ciò è dovuto al fatto che, in passato, le misure agrarie facevano spesso riferimento alla produzione agricola che si poteva ottenere da una determinata porzione di terreno; quindi i valori variavano al variare delle rese.  Il valore del tomolo considerato “comune” equivale a 2.143 m2.
Nella zona di Foggia si utilizzava come misura agraria la versura, equivalente a 4 tomoli.

Pertica

La pertica è una unità di misura di lunghezza e superficie non standard, utilizzata in varie zone d’Italia (soprattutto in pianura Padana) risalente al tempo dei Romani. Il nome deriva probabilmente dallo strumento (un bastone di legno) che allora si usava per misurare i campi. Nell’antica Roma la pertica equivaleva a 10 piedi (decempeda), cioè a 2,96 m.

Analoghe unità di misura si usavano in altri Stati europei: così la pertica lineare negli antichi Stati tedeschi aveva valore prossimo a 3 m, in Inghilterra 5 m, in Francia 6 m.
Come misura di superficie, la pertica agraria misura circa 600 mq.
Nel nostro Paese assume valore variabile a seconda delle zone. Ad esempio, in polesine (dialetto ferrarese) ’na Pertica viene intesa come un decimo di ettaro.

La tornatura, antica misura agraria di Forlì e Ravenna ed il quartiere, misura agraria un tempo utilizzata nell’area di Carrara, equivalgono a 100 pertiche (circa 300 metri). Inoltre, il quartiere equivale a ¼ di vignale, altra misura agraria tipica di Bari che corrisponde a poco più di 6.000 m2.

Pertica misura agraria di lunghezza e superfici risalente al tempo dei Romani

Giornata

La giornata è un’antica unità di misura di superficie che viene utilizzata tutt’oggi in Piemonte. Seppur con valori diversi da comune a comune, la giornata è diffusa in tutta la regione ad eccezione delle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, che non rientrano nella parte del Piemonte storico. Quest’unità viene utilizzata anche in comuni confinanti come la Lomellina e la provincia di Savona.
La giornata equivale alla quantità di terreno arabile con una coppia di buoi in una giornata di lavoro.
Generalmente una giornata piemontese equivale a 3.810 m2. La frazione della giornata viene chiamata tavola. Una giornata piemontese si suddivide in 100 tavole.

Orto

Nella zona del Salento, quando si parla di orto non si fa solo riferimento all’appezzamento di terra su cui  si coltiva, ma anche all’unità di superficie. L’orto, come misura agraria, equivale a 1.000 metri quadrati.

Metri a stecca per misure agrarie

Misure agrarie attuali

L’adozione del Sistema Internazionale di Unità di Misura  ( evoluzione del sistema metrico decimale dei pesi e delle misure, legalmente adottato in Italia nel 1982) ha reso desueti tutti i termini relativi alle antiche misurazioni. Ai nostri giorni è ancora possibile ascoltare qualche anziano contadino esprimersi con termini quali moggio, staio, pertica e tomolo. Termini che rimandano ad una cultura sapiente fatta di lavoro e fatica ma anche di rispetto e cura della terra e di ciò che da questa si ottiene.

Già con la riforma del catasto del 1936, le misure agrarie di superficie furono espresse in:

  • ara (a)
  • ettaro (ha)
  • centiara

CENTIARA (ca): corrisponde all’area di un quadrato con lato lungo 1 m (1 metro quadrato).
Non è un’unità di misura riconosciuta dal S.I., ma viene ufficialmente utilizzata dall’Agenzia del territorio italiana per misurare l’area dei terreni a fini fiscali e catastali.
La centiara è un sottomultiplo dell’ara e dell’ettaro, ed equivale a 0,01 are e 0,0001 ettari

ARA (a): corrisponde all’area di un quadrato con lato lungo 10 m (100 metri quadrati).
Come la centiara non è una misura riconosciuta da S.I., ma viene comunque utilizzata dall’Agenzia del territorio italiana.
L’ara è un sottomultiplo dell’ettaro e un multiplo della centiara ed equivale a 100 centiare e 0,01 ettari.

ETTARO (ha): corrisponde all’area di un quadrato con lato lungo 100 m (10.000 metri quadrati).
Ufficialmente utilizzato dall’Agenzia del territorio italiana, è un’unità di misura riconosciuta dal Sistema Internazionale.
L’ettaro è un multiplo dell’ara e della centiara ed equivale a 100 are e 10.000 centiare.
Ad esempio, 1.8236 ettari corrispondono a 1 ettaro, 82 are e 26 centiare. Spesso viene scritto come ha.a.ca, quindi 01.82.36.

Misure agrarie in uso nel sistema agricolo

Le misure agrarie di superficie utilizzate oggi sono espresse in metri quadrati ed ettari. Metri quadrati quando si tratta di una piccola superficie, ettari per una superficie maggiore.

Si dice e si scrive ettaro ed il simbolo utilizzato “ha” corrisponde a 0,01 Km² (chilometri quadrati) o meglio un chilometro quadrato (ossia 1.000 metri  x 1.000 metri).

L’ettaro non è solo una unità di misura dell’area riconosciuta dal Sistema Internazionale, è soprattutto l’unità di misura a cui fa riferimento correntemente il sistema agricolo.

Ad ettaro viene misurata la SAU, il valore di un terreno agricolo è riferito ad ettaro e così la redditività, ad ettaro si misura la produzione agricola. I pagamenti della PAC, i premi assicurativi sono tutti riferiti ad ettaro e nessuno dirà mai “coltivo una superficie di tot are”. Il mercato dei prodotti agricoli, sia esso locale o internazionale, parla sempre di quintali o tonnellate ad ettaro.

Eppure l’ettaro è una misura agraria che i piccoli agricoltori non sempre riescono a interpretare,  confondendo spesso i 10.000 metri quadrati con i 1.000 metri quadrati.

Nell’utilizzo dei prodotti per l’agricoltura, il dosaggio viene comunemente espresso ad ettaro. Ad esempio L/ha o kg/ha.

Bio Aksxter®, il fertilizzante disinquinante, a differenza di altri prodotti impiegati in agricoltura dosati per ogni ettolitro di acqua (1 ettolitro = 100 litri), è indipendente dal volume d’acqua utilizzato. Ciò significa che la quantità di Bio Aksxter® determinata in base alla misura della superficie va diluita nell’acqua necessaria per una distribuzione omogenea su piante e terreno.


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