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Quando un evento climatico estremo si abbatte sulle coltivazioni, ne conosce forse la certificazione? Quando si spargono nelle colture quintali di sostanze, le piante richiedono la certificazione?

Madre Natura non certifica, ma approva.

Il business della certificazione dei processi di produzione e di coltivazione dei prodotti agricoli nascosto dietro alla tutela della qualità e della sicurezza alimentare e addirittura della protezione dell’ambiente non è cosa di Madre Natura.

A cosa serve una certificazione se non a blindare un business!

Le certificazioni dei prodotti agricoli basate su disciplinari più o meno restrittivi non sono in grado di assicurare l’innocuità di certe pratiche né gli standard di processo, perché la natura umana ha obiettivi principalmente economici. Non è dunque il concetto di qualità il cardine, ma il denaro. Non il valore della qualità, ma il valore del denaro.

La certificazione ossia la dichiarazione di conformità ad un sistema di regole create da chi ha tali finalità sarà sempre ed assurdamente falsa, invece l’approvazione di Madre Natura sarà inequivocabile.

Dalle certificazioni del metodo di coltivazione (biologico, biodinamico, SQNPI sistema qualità nazionale di produzione integrata), alle certificazioni di indicazione geografica che designano l’origine del prodotto agricolo (DOP Denominazione di Origine Protetta, IGP Indicazione Geografica Protetta, STG Specialità Tradizionali Garantite),  a quelle sulla qualità, offerte dalla GDO e più o meno obbligatorie (BRC, GSFS IFS, GlobalG.A.P., EurepG.A.P.): tutte includono il lato oscuro dell’interesse economico, un interesse prevalente, testimoniato proprio dall’esistenza delle frodi  e del sistema ispettivo di repressione.

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Lungo la filiera della certificazione si è visto di tutto. Si sono viste scorrette modalità di registrazione, di documentazione e di verifica da parte dei vari operatori. E si sono visti enti certificatori e organi preposti al controllo dei sistemi articolarne le modalità fino a frodare il soggetto certificato.

La qualità dei prodotti agricoli per Madre Natura passa da fattori che non hanno logiche di certificazione. Madre Natura non certifica, ma approva. E se non approva, agisce.

Val piu’ la pratica della grammatica

Ancora nel 1924 il teosofo Rudolf Steiner attraverso la sua scienza dello Spirito enunciava due principi fondamentali: il primo affermava che la qualità degli alimenti dipende dalla fertilità e dalla sanità della terra che si coltiva, il secondo che, se si concima la terra con nitrati e altre sostanze di sintesi, la terra perde la sua fertilità e si ammala. Dopo un secolo abbiamo potuto verificarlo. Dobbiamo dire però, che i principi di Steiner di cui l’agricoltura biodinamica si è poi arrogata il diritto, eleggendolo padre, non trovano oggi corrispondenza nella realtà.

L’agricoltore in modalità “metodo biodinamico” ossia “lavoro, osservo, vivo la terra, in armonia tra il campo coltivato ed il succedersi delle stagioni e del tempo” è un’utopia. L’azienda concepita come un organismo a ciclo chiuso che tende ad autoprodurre tutto ciò che serve per il suo funzionamento è un’aspirazione impraticabile. Trarre dallo spirito forze celate dietro al mondo materiale per un qualche miglioramento dell’agricoltura, è un’aspirazione impraticabile. Che dire poi dei “preparati”? Lo sguardo a Giove al ritmo delle fasi lunari, nell’aritmia della Natura; un credo certificato Demeter e controllato Icea.

Siamo passati dagli “impulsi scientifico spirituali per il progresso dell’agricoltura” di Koberwitz, agli “impulsi spiritosi” degli agricoltori che oggi cercano i ritmi dei cicli cosmici attraverso improbabili riti magici. Incapaci di conservare la fertilità e la sanità della propria terra guardano a Giove distante appena 588milioni di chilometri dal nostro pianeta. Una distanza certificata.

Posto che l’unica logica inconfutabile è quella dell’equilibrio come legge di vita, ripescare concetti di un secolo fa è assurdo , dato che sono cambiate troppe cose: siamo passati dal succedersi delle stagioni e del tempo al succedersi di eventi climatici estremi; sono mutati i mercati e gli scenari commerciali per produttori e consumatori, inoltre “la sanità profonda dell’intera ecologia aziendale e territoriale” non è realizzabile se non si attua un processo di disinquinamento dall’uso centenario di sostanze costituite da molecole sconosciute a Madre Natura.

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E la certificazione biologica?

Ancora negli anni ’50-‘60 con la nascita delle prime associazioni di agricoltori, i tentativi di arginare il dilagante impiego della chimica e le riflessioni sui modelli di produzione e consumo responsabile hanno portato alla nascita delle certificazioni, ma lo zampino del diavolo è sempre pronto a convertire i buoni propositi in affari… La certificazione è essenziale per dimostrare che prodotti, sistemi e servizi sono conformi ai regolamenti e agli standard del settore. Il convenzionale è rietichettato biologico.

Trascorsi 70 anni in Piani di azione (Pac), l’unico status certificabile è quello di una situazione “insostenibile”. L’agricoltore fornito di pesticidi, nitrati, emissioni ora è eletto custode delle risorse naturali e nasce la certificazione ambientale.

Certificati e certificatori

Non dimentichiamo l’agricoltura industriale, controlla estensioni agricole per miliardi di ettari. Tanta roba da convertire, pronta per gli organismi di certificazione al seguito delle multinazionali. Qui si opera sulle cosiddette basi scientifiche ufficiali, insomma lo spirito della Scienza.

Altri già guardano a Marte, dato che il nostro pianeta nel frattempo l’hanno depredato.

Tutte queste diversità apparentemente così estreme sono in realtà convergenti, hanno un’unica matrice, quella del potere con i suoi mille volti.  Una degenerazione inapprovabile da Madre Natura super partes.


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