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Dai diari di Silvana Zambanini

Alcuni si chiedono come sarà l’agricoltura nel 2050, pensando alle conseguenze dei cambiamenti climatici; altri si chiedono come sarà l’agricoltore nel 2040, azzardando prospettive di sviluppo sostenibile. Forse è bene accorciare il tiro, piuttosto che pensare a come sarà l’agricoltura tra venti o trenta anni.
Considerando la reale situazione in cui siamo, sarebbe come cadere nel tombino sotto ai nostri piedi perché si sta guardando per aria!

Programmare a lungo termine è buona cosa, un’altra cosa è prospettare il futuro.

La prospettiva artistica, ci insegna come tutte le linee che dipartono da un primo piano convergano al punto di fuga centrale, in base alla distanza dell’osservatore e secondo precise regole geometriche. Una tecnica illusoria che ci consente di percepire la tridimensionalità di una figurazione, proiettandola su un piano bidimensionale.

Forse Pablo Picasso voleva sottolineare questa dicotomia tra vero e falso con la sua celebre frase “L’art est un mensonge qui nous permet de dévoiler la vérité – l’arte è una falsità che ci permette di svelare la verità”. Infatti, la prospettiva artistica provoca una bugia nella mente dell’osservatore, il quale percepisce una figurazione tridimensionale sebbene essa sia bidimensionale.
Anche la prospettiva aerea che invece si basa su chiaroscuri, luci ed ombre, ci suggerisce come alle volte basti una piccola pennellata per variare la profondità di un’immagine, la percezione prospettica spaziale.

Insomma, nella prospettiva e dunque nel prospettare, un solo dato è certo: il nostro punto di partenza, il primo piano prospettico, ovvero il nostro presente, poiché solo questo può consentirci di valutare come le cose sono disposte per poi prospettare una realtà futura.  

Prospettive di sviluppo sostenibile trebbiatura al tramonto

Detto ciò, passando all’arte del coltivare, che diviene agricoltura, sorge spontanea la domanda: quali sono le prospettive per l’agricoltura nel 2050 o 2040? Potremmo dire anche 2030 per avere una visione un po’ più nitida, come quando cambiamo l’ottica del microscopio per esaminare l’oggetto della nostra ricerca su più piani: quella di una prospettiva sostenibile, una prospettiva di sviluppo.

Eppure, di prospettive sostenibili parlano anche gli inquinatori più folli, un po’ per allontanare un flebile complesso di colpa che affiora dal proprio operato, un po’ per essere trendy, un po’ per essere eco-friendly.  Sta di fatto che, bisognerebbe parlare meno e fare di più, come insegna Madre Natura la quale opera in silenzio e solo a fin di bene. Con “bene” si intende il rispetto delle leggi dell’equilibrio. Ma come fare?

Il fenomeno della curva e l’impatto antropico

Prospettive sostenibili? Gli economisti interpretano graficamente il fenomeno, disegnano una curva a rappresentare come sarà l’agricoltura e sentenziando “esaurita la fase espansiva, superata l’ogiva del massimo sviluppo, la curva tende inesorabilmente all’asintoto”.

Però, banche e finanza si annunciano insieme per un’agricoltura sostenibile. Maestri e professori insegnano le materie del passato sconvolte dal presente. Politici e politologi sputano parole attirando l’attenzione per nascondere il fallimento e l’incontrollabile crisi sistemica. Improbabili filosofi additano alla decrescita ed altre trovate. Religiosi e chiese nel dubbio, credono e condannano cultori di fedi diverse mentre smarriscono pecorelle. Artisti della danza sgambettano e arrancano per stare sul palco; artisti della canzone si ripetono come cloni; artisti delle arti visive sono in crisi d’identità dopo l’avvento della pubblicità che li sovrasta. Musicisti distorcono armonie spezzando gli strumenti. Sarti, eletti ad artisti ibridi, disegnano abiti strappati, moda di un sistema corrotto. Scienziati riproducono verità e tecnologi applicano contraddizioni.

E gli agricoltori?

Adesso che l’ambiente è compromesso si scarica la responsabilità agli agricoltori elevandoli a custodi del cibo e del paesaggio. Prima sono stati elevati di rango: da semplici contadini ad agricoltori e da agricoltori ad imprenditori agricoli… mentre si creava un mercato progressivamente dipendente dall’estero, l’espulsione dai cicli di lavoro con la meccanizzazione ed infine, la chiusura di molte aziende. Custodi del cibo e del paesaggio dopo aver loro insegnato che per produrre meglio (e di più) bisognava cospargere terreno e piante di ammendanti e principi “attivi”, a livelli tali da garantire poi un inequivocabile stato di degrado ed alterazione.

Qualcuno può testimoniare com’era il rendimento dei suoli e la qualità del cibo negli anni ’60 prima dell’industrializzazione?

Bivio scelte ambientali

Prospettive di sviluppo sostenibile. Decennali?

Tornando alla prospettiva, quale punto di vista di chi guarda, la storia dell’arte insegna che, per rappresentare una realtà ci possono essere varie modalità, ma sempre esse sono specchio della cultura dell’epoca. Che dire allora della nostra epoca, così tanto accelerata da doversi leggere in decenni anziché secoli? Decenni di mutamenti.  

Potremmo aiutarci attraverso le domande, da utilizzare come linee prospettiche, capaci di delineare il nostro prossimo futuro. Sarà un futuro di degrado, dura lotta, attesa, disperazione, oppure di sviluppo umano e felicità?

Sviluppo umano e felicità, solo se sapremo ripristinare il nostro potenziale produttivo, costruendo prospettive di sviluppo sostenibile, proprio partendo dal settore agricolo, con gli agricoltori custodi del cibo, ma un cibo che nutre anche le nostre menti.

Bio Aksxter®, riproducendo i processi della Natura, nutre e fertilizza il terreno mediante complesse reazioni che lo rendono il cibo primario per la vita dei vegetali e di tutte le altre strutture viventi che di essi si nutrono, compresa la specie umana.


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