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Dai diari di Silvana Zambanini
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Interroghiamoci sul Green Deal, un percorso strategico per la trasformazione dell’Europa in una società a impatto climatico zero entro il 2050, opera della Commissione europea.
Mi è difficile credere che il Green Deal, un piano di mille miliardi di euro d’investimenti verdi, possa essere la soluzione alla vulnerabilità dell’ecosistema.
Degrado dei suoli, eventi metereologici estremi, scarsità o abbondanza di precipitazioni fino a trasformare l’acqua da risorsa a pericolo, qualità dell’aria compromessa dalle emissioni, sono ferite inferte che i soldi non possono risolvere.

Concentrazioni di pesticidi corredate da buone pratiche sostenibili e questionari sul futuro dell’agricoltura, Green Deal compreso, non valgono quanto il claim ambientale di nuova generazione: “Indicatori, mappe e sistemi di rilevazione, diffusione dei dati, adesso ficcateveli nel culo. Parola di Madre Natura!”. Nei prossimi anni il conseguimento di questo obiettivo naturale annienterà l’azione di tutti i settori e la tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE confermerà la condanna dei nostri figli.

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Perché? Perché tutto è troppo poco, tutto troppo lento! Madre Natura ormai giunta alla saturazione non avrà tempo di aspettare che signori impettiti in giacca e cravatta si trovino per decidere il da farsi, non potrà sottostare alla loro tabella di marcia. Il cambiamento climatico in atto ne è la dimostrazione ed il piano d’azione per combatterlo inutile. Inutile perché non è possibile ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento solo a parole.

Dal 2002 AXS M31 ha reso disponibile una innovazione concreta ed efficace, che ripara i danni di un’era tecnologica che non ha badato alle conseguenze.

Raggiungere la neutralità climatica con il Green Deal

Il primo continente climaticamente neutrale? Raggiungere la neutralità climatica nel 2050 ? Sfidare Madre Natura? Queste specie di umanoidi con il loro patto verde, dove vivono?! Ammesso il piano strategico, quello che mi preoccupa seriamente è il “poi, una azione concreta” per cercare di raggiungerlo. Poi è tardi.

Primo, non è possibile pensare solo in termini di continente europeo perché gli equilibri riguardano l’intero pianeta. Secondo, in effetti hanno solo cambiato il titolo: una volta era il protocollo di Kyoto, poi gli accordi di Parigi sul clima, oggi è il Green Deal europeo con l’arroganza di chi vorrebbe prendersi tutti i meriti. Terzo, porre un traguardo fra trent’anni è solo un modo per non prendersi alcuna responsabilità, fingendo di fare qualcosa nonostante sia troppo tardi per le nuove generazioni.

La mobilitazione dei 1000 miliardi è un’energia davvero grezza e minuscola rispetto al movimento di tsunami e tornado. L’economia circolare con la sua rimessa in circolo di prodotti finiti è insufficiente e troppo rischiosa per il settore agricolo: dovremmo pensare ai rischi derivanti dal riciclo dei rifiuti scaricati all’agricoltura, alla derivante insorgenza di nuove malattie ed alle conseguenze sul cibo. Quel riciclo è solo un mero spostamento, non una sana trasformazione né l’annullamento! Trasformare un rifiuto, potenziale minaccia per l’ambiente e la salute pubblica, in una importante risorsa per l’agricoltura rimane solo un obiettivo. 

Bio Aksxter® va oltre, ricreando gli equilibri compromessi.  La sua reale innovazione basa sul progetto della vita in continuo divenire ed opera secondo leggi planetarie.

Il passaggio dal sotterramento dei rifiuti pericolosi al riciclo dei prodotti finiti comporta innanzitutto mettere mano a quanto è stato stivato nelle viscere della terra, comporta lo smantellamento delle centrali nucleari i cui corpi ancora caldi languono in superficie. Dunque, il passaggio da una economia lineare ad una circolare è solo una geometria mentale, non una reale risoluzione.

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Green Deal e Agricoltura

Tempo fa fui accusata di essere una ambientalista. L’accusatore era un imprenditore agricolo che da 40 anni sfruttava la terra coltivando pomodoro da industria. Vantava di essere agronomo con tesi di laurea in Agronomia, ma pretendeva di ricostituire gli equilibri dell’agroecosistema in 4 mesi.  Sicuramente lui crede che il Green Deal farà al caso suo.

Tempo fa leggevo “Per ridurre l’inquinamento, la Commissione propone di partire, nell’estate 2020, da una strategia per la sostenibilità del settore chimico, cui seguiranno, nel 2021, un piano d’azione per inquinamento zero di acqua, aria e suolo e la revisione delle misure per combattere l’inquinamento causato dai grandi impianti industriali.” E su un’altra pagina “Dai campi alla tavola: concepire un sistema alimentare equo, sano ed ecocompatibile.” Un farneticare collettivo!
L’origine è nella proposta di risoluzione di data 10 gennaio 2020, divenuta a distanza di un anno nel Green Deal europeo (altro cambio di titolo) la strategia Farm to Fork per l’agroalimentare sostenibile.
Tra gli obiettivi, raggiungere almeno il 25% della superficie agricola dell’UE investita ad agricoltura biologica entro il 2030.

In questo caso il tutto si traduce in una lotta fra i signori che hanno deciso determinati obiettivi (contraddistinti da un po’ di numeri percentuali e di call to action, completamente sganciati dalla reale necessità) ed i signori preoccupati per gli obiettivi di riduzione dell’utilizzo di input produttivi (i pesticidi) che possono pregiudicare la capacità produttiva degli agricoltori.

Finirà nei soliti compromessi mascherati dalla cosiddetta valorizzazione economica, a nascondere lo sfruttamento delle risorse naturali?
Forse sarà allora che, come un grande boato raggiunto all’improvviso da un cupo silenzio, si renderanno conto che non ci sono più risorse. Forse allora ci sarà, il progresso della coscienza.


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