E’ di questi giorni il consueto appuntamento con le notizie del telegiornale con le quali ci segnalano la chiusura della circolazione nei centri abitati delle province in seguito al superamento dei limiti di concentrazione delle polveri sottili. Questa volta la colpa è assegnata al periodo siccitoso ed al movimento dei venti. Come la matematica insegna “cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia” …  e quindi tot di PM10 + tot di PM2.5 sia che i venti spirino da est o da ovest il risultato è sempre lo stesso: l’aumento della concentrazione degli inquinanti. Superata la soglia della quantità giornaliera, espressa in ics microgrammi per m3, sappiamo che la qualità dell’aria può avere conseguenze incontrollabili sulla nostra salute.

E l’agricoltura cosa c’entra in tutto questo?

Le PM ovvero il particulate matter (materiale particolato alias sostanze sospese in aria) di dimensioni inferiori a 10 o 2.5 μm (micrometri) riguardano anche l‘attività agricola.

Dopo il traffico e gli impianti di combustione civile ed industriale, ad occupare il terzo posto con il 15% di PM10, nella graduatoria sulle fonti di emissione c’è l’agricoltura.

Quale importante fonte di inquinanti e di gas serra, il settore agricolo è infatti responsabile con il 96% dell’ammoniaca e del 53% del metano. E si deve dire che l’ammonio rappresenta uno dei principali precursori del particolato inorganico secondario, appunto le famose PM10 e PM2.5.

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L’agricoltura “offre” molto, tra le emissioni troviamo ossidi di azoto, biossido di zolfo, protossido di azoto, composti organici volatili derivanti dall’uso di fertilizzanti azotati, organici e di sintesi, ma non solo… Anche inquinanti organici persistenti (Pops) derivanti dai pesticidi. Tutti costituenti del nostro “patrimonio distruttivo”.

L’agricoltura però non è solo fonte di immissione, da queste sostanze subisce a sua volta danni che toccano la produttività dei suoli, la vegetazione, le coltivazioni e l’intero ecosistema. Le molecole delle sostanze inquinanti danno origine a sconosciute ricombinazioni e con il superamento del tetto massimo di ozono troposferico, l’acidificazione dell’aria, tutto diventa un temibile aerosol che certamente non cura la nostra salute. L’agricoltura ferisce l’ambiente e così facendo ferisce pure sé stessa.

Nell’incontro di fine anno di una cooperativa agricola intitolato “Noi siamo Agricoltura”, fu Giuseppe, coltivatore coraggioso, a presentare questo quesito: – “Se il culo della mia vacca produce tot di ammoniaca che moltiplicato per il numero di tutte le vacche mi dà x, aggiungendo l’urea chimica prodotta dalle industrie per i fertilizzanti…  oh ragazzi siamo in un bel casino, altro che ecofriendly …  che facciamo!?” Quasi un grido disperato, ma nessuna risposta giunse dal direttivo… Dal fondo della platea, tra tosse e catarro, un altro coltivatore asmatico commentò: “ Nonostante il divieto di spandimento dei liquami zootecnici, siamo nella merda!”

E l’ennesima riunione si concluse.

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