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MELE MELINDA® con BioAksxter®: risultati nella coltivazione del melo in Val di Non

MELE MELINDA® con BioAksxter®: risultati nella coltivazione del melo in Val di Non

29 marzo 2017 - BioAksxter®

Numeri della coltivazione intensiva del melo in Trentino Alto Adige

La coltivazione intensiva del melo praticata in Trentino Alto Adige ha portato a raccolti eccezionali. Nei frutteti del Trentino-Alto Adige su ogni ettaro di terreno vengono piantati dai 3.000 ai 4.000 alberi di melo.

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mele Golden Delicious coltivate con BioAksxter®

Oggi, in gran parte con il metodo della coltivazione integrata, in regione si producono oltre 1.500.000 tonnellate di mele all’anno, pari al 70% della produzione italiana e al 15% di quella europea. Da un paesaggio colturale variegato si è progressivamente passati ad una superficie coltivata unicamente a melo.

La riduzione dei costi è l’obiettivo perseguito mediante la riduzione dello sviluppo degli alberi, con la conseguente intensificazione dei frutteti mediante l’aumento della produttività ed una più precoce entrata in produzione (la raccolta può iniziare già nell’anno d’impianto).

Il consorzio Melinda ® – la mela della Val di Non

Il 98% della produzione di mele della Val di Non è gestito dal consorzio Melinda, che raggruppa 16 cooperative distribuite in Val di Non e nella vicina Val di Sole. Sono ben 5200 i soci frutticoltori aderenti alle cooperative del Consorzio Melinda che ogni anno, in autunno, raccolgono ben 300.000 tonnellate di mele. Sono solo cinque le varietà di mela prodotte dalle dimensioni tutte uguali e dalle colorazioni uniformi (per le varietà Golden Delicious, Red Delicious e Renetta Canada, Melinda ha ottenuto nel 2003 il riconoscimento di prodotto a Denominazione d’Origine Protetta). Ognuna “indossa” il caratteristico bollino blu, che dal 1989 distingue le mele Melinda da quelle del resto del mondo. Golden Delicious , Red Delicious e Renetta Canada sono attualmente le varietà maggiormente prodotte che in questi ultimi anni, sono state integrate con nuove coltivazioni di Gala e Fuji.

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Mele Fuji coltivate con BioAksxter®- primo anno di produzione

Mele Melinda ®, monocoltura spinta e rese stratosferiche: quali sono le conseguenze?

Il deperimento / moria del melo, la stanchezza dei terreni ed il fallimento dei reimpianti, l’inquinamento da residui chimici sia di derivazione agricola che ambientale, sono tra le problematiche più pressanti riscontrate nella coltivazione del melo che si ripercuotono sulla qualità delle produzioni, sulle rese ed in definitiva sugli introiti delle aziende agricole.

  • MORIA DEL MELO O DEPERIMENTO DEL MELO
    La moria del melo, chiamata anche « deperimento» o « sindrome da stress» è un fenomeno che si manifesta a partire dagli anni 2008-2009 in molti meleti nel nord Italia, compreso il distretto frutticolo delle valli di Non e Sole. Seppur in modo variabile di anno in anno, il fenomeno ha interessato nell’ultimo decennio moltissimi giovani impianti di melo in tutta la vallata. In alcuni frutteti il disseccamento ha colpito l’80% delle piante di melo. La sostituzione delle piante non ha risolto il problema e quasi sempre le nuove piante di melo messe a dimora dopo poco tempo ripresentavano gli stessi sintomi del deperimento.

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    giovane frutteto a Monclassico in fase di risanamento

    L’uso di BioAksxter® si è rilevato estremamente efficiente nel contrastare la sindrome del deperimento del melo sia in prevenzione che nelle fasi di risanamento. Nel caso di reimpianti realizzati su terreni precedentemente coltivati con BioAksxter® la percentuale di piante colpite da deperimento è praticamente nulla. Nei casi in cui l’applicazione di BioAksxter® è stata effettuata su impianti di melo già interessati da deperimento si è ottenuta già dal primo anno una riduzione di almeno il 90% del numero di piante colpite. Negli anni successivi si è determinata la completa risoluzione della problematica.

    Ad esempio in un frutteto a Monclassico (TN) nei due anni precedenti dell’uso di BioAksxter® sono morte 700 piante su 3.000. Con il primo anno di utilizzo di BioAksxter® ne sono disseccate solo 20, l’anno successivo 3 e nessuna in tutti gli anni seguenti. Sempre nella stessa zona, impianti di melo adulti fortemente colpiti e ormai destinati all’estirpo, sono stati recuperati totalmente e ad oggi sono ancora produttivi.

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    giovane frutteto dopo 6 mesi di trattamento con BioAksxter®
  • LA COLTIVAZIONE INTENSIVA DEL MELO E LA STANCHEZZA DEI TERRENI
    Dopo circa mezzo secolo di coltivazione intensiva del melo, uno dei fenomeni più gravi nella coltivazione del melo è quello della stanchezza del terreno, che si rileva in particolar modo nella realizzazione dei reimpianti. La pratica comune è quella di estirpare il vecchio impianto in autunno e reimpiantare le giovani piante la primavera successiva, ma alla terza o quarta generazione spesso i risultati non sono soddisfacenti. I problemi comunemente riscontrati sono scarsa attività vegetativa, rallentamento dell’entrata in produzione, maggior vulnerabilità alle patologie (soprattutto cancro rameale e moria del melo) e impianti di melo permanentemente stentati e poco produttivi.

    Nel caso dei terreni coltivati con BioAksxter®, invece, la realizzazione di nuovi impianti di melo è risultata sempre di successo. Infatti in tutti i giovani impianti si è riscontrato il rapido attecchimento e lo sviluppo di un apparato radicale folto già dopo poche settimane dalla messa a dimora.

    I risultati produttivi al primo anno di produzione (secondo anno dall’impianto) sono sempre eccellenti: mai inferiori ai 6 kg per pianta in alta quota, e mediamente sempre attorno agli 8-10 kg nel resto della vallata. Il record assoluto è stato ottenuto su Golden Delicious coltivate a Tassullo (TN), dalle quali al secondo anno d’impianto sono stati raccolti 12,5 kg per pianta e 15,8 kg l’anno successivo.