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TEST COLTURALI: confronto tra grandi e piccole superfici coltivate

TEST COLTURALI: confronto tra grandi e piccole superfici coltivate

07 dicembre 2017 - BioAksxter®

Scopo principale dei test colturali è mettere a confronto le performance produttive di specie e varietà di vegetali in contesti differenti. Tali contesti possono variare in base alle caratteristiche della stazione (clima, terreno, etc.) oppure in base alla tecnica colturale adottata (strumenti, lavorazioni, fertilizzanti, mezzi di difesa, etc.).

La metodologia applicata in sede di sperimentazione è ovviamente fondamentale per la buona riuscita del test e si articola di varie fasi in genere riconducibili in:

  • definizione di metodi e mezzi tecnici da impiegare
  • rilevazione dei dati
  • analisi dei risultati
  • conclusioni

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Tale metodologia definita “classica” va adattata al contesto operativo; non deve rappresentare, infatti, un monolite immutabile ma piuttosto un percorso agronomico da concepire razionalmente in funzione dei fenomeni che si vogliono osservare e sottoporre a valutazione.

In campo agronomico, presupposto fondamentale è che i fenomeni esaminati abbiano una congrua base di osservazione fondata su dati rilevati su una adeguata superficie di prova. Infatti per la legge dei grandi numeri e per il principio di indeterminatezza, poche osservazioni non possono che rendere solo una rappresentazione parziale del fenomeno studiato.

Da qui la considerazione che, da un punto di vista strettamente tecnico, è sconsigliabile effettuare test su piccole aree coltivate in quanto meno produttive e convenienti rispetto invece all’impiego di BioAksxter® (come di altri mezzi tecnici per l’agricoltura) su superfici di maggiore estensione.

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È da sottolineare che i test effettuati su appezzamenti limitati restituiscono sempre risultati parziali rispetto alle superfici minime consigliate (almeno 1 ettaro per ogni tipologia di coltura) anche perché, in quest’ultime, si riscontrano meno interferenze esterne e l’effetto margine (zona di contatto con ambiente esterno non trattato con BioAksxter®) incide molto meno.

Per interferenze esterne si intendono i potenziali scambi biologici (ad es.: funghi, virus, batteri, etc.) o chimici (effetto deriva da impiego di fitofarmaci) che possono provenire dall’area esterna non trattata. In particolare i fattori biotici, in condizioni ambientali predisponenti, possono innalzare la propria soglia di aggressività e divenire patogeni.

Nel caso di coltivazioni su piccole aree la problematica persiste maggiormente in quanto il perimetro rappresenta una zona da dove la potenziale fonte di inoculo e gli attacchi dall’esterno possono giungere pregiudicando il buon andamento della coltivazione (effetto margine).

Tale area di contatto che possiamo definire anche una sorta di zona cuscinetto ha, più o meno, la stessa estensione a prescindere del tipo di coltura o terreno, sia per le colture in pieno campo che in serra, e si estende per 3-7 metri circa (Fig. 1).