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Agricoltura NATURALE, residuo ZERO. Un’utopia?

Agricoltura NATURALE, residuo ZERO. Un’utopia?

23 gennaio 2019 - BioAksxter®

Quanti pesticidi mangiamo?

Agricoltura naturale? Si parla tanto di agricoltura naturale, ma per quanto riuscissimo a coltivare senza l’uso di prodotti chimici di sintesi, come faremmo a liberare il terreno da tutti quei residui accumulati da oltre 50 anni? Gli inquinanti che sono stati impiegati in agricoltura e che continuano ad essere distribuiti ovunque, finiscono sempre nel nostro organismo.

Pesticidi e ciclo dell’acqua

Le molecole dei principi attivi, pesticidi, agrofarmaci o fitofarmaci che dir si voglia, immesse nell’ambiente, continuano all’infinito il loro viaggio, non si accumulano solo nei suoli, ma finiscono nelle acque di superficie, nelle falde sotterranee e nell’aria. Entrano nell’indissolubile catena terra-acqua-aria, e come un gatto che si morde la coda creano un circolo vizioso. L’acqua degli oceani, dei mari, dei fiumi, dei laghi, ma anche quella delle irrigazioni e quella traspirata dalle piante, i polmoni verdi del nostro pianeta, evapora ogni giorno in enormi quantità sotto l’azione del calore solare.

Il vapore acqueo sollevato dalle correnti d’aria sale incessantemente verso l’alto. Qui, incontrando aria sufficientemente fredda, si condensa in gocce minutissime formando le nubi che possono essere trasportate dai venti in zone anche lontanissime da quelle in cui sono nate.

Il-ciclo-inquinante-dei-pesticidi_agricoltura-naturale-696x520.jpgIl ciclo dei pesticidi

Quando le dimensioni delle gocce continuano ad aumentare, l’aria non è più in grado di sostenerle, perciò cadono sotto forma di pioggia, neve o grandine. Se questo avviene nelle zone polari o a grandi altezze, le precipitazioni vanno ad alimentare i ghiacciai, altrimenti ritornano ai corsi d’acqua, o vengono assorbite direttamente dal terreno dove si raccolgono in specie di serbatoi sotterranei che alimentano le sorgenti. Tutto ritorna: dalla terra al cielo, dal cielo alla terra, gli inquinanti passano inesorabilmente anche dai nostri piatti!

Basta pensare a quanto è emerso dalle analisi chimico-fisiche sullo stato dei ghiacciai trentini (il Presena, nel gruppo dell’Adamello): sono state trovate tracce di erbicidi (terbutilazina) utilizzati nelle coltivazioni di mais della pianura Padana. Che dire poi del DDT trovato persino al Polo Nord, nei pinguini dell’Antartico e sull’Himalaya?! E del glifosato trovato nelle urine di persone che vivono lontano dai campi trattati e nell’acqua potabile?!

Agricoltura naturale e la problematica dell’inquinamento: cosa fare?

E noi che pensavamo di fare agricoltura naturale! Sì, è giusto, si può fare l’agricoltura naturale, qualcuno direbbe basta non usare sostanze chimiche, ma come possiamo essere certi di non “mangiare” gli inquinanti impiegati da altri agricoltori?

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Il problema della chimica di sintesi è che le svariate molecole dei cosiddetti principi attivi, sono molecole aperte ossia in grado di interagire, di dissociarsi e ricombinarsi formando sostanze sempre più pericolose, di modificare i processi metabolici di altri organismi, di produrre fenomeni di resistenza dei patogeni e sempre nuove malattie. La problematica dell’inquinamento tocca l’intero agroecosistema e mina tutte le produzioni agricole!

Allora come possiamo coltivare ed essere certi di mangiare frutta e verdura a zero residui? “Residuo zero” esiste veramente o è una pura utopia?

La risposta è unica: bisogna disinquinare! Al giorno d’oggi è possibile coltivare disinquinando. E’ possibile chiudere il circuito delle molecole contaminanti immesse nell’ambiente, riportare le colture ed il terreno in equilibrio, eliminando i residui chimici nei prodotti agricoli.

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Coltivati con BioAksxter®

Mangio tutto quello che produco e ne sono orgoglioso

Esistono aziende agricole che già lo fanno, sono contraddistinte dal marchio di qualità “Coltivati con BioAksxter®” apposto sui loro prodotti agricoli. Una certificazione volontaria che dimostra rispetto per l’ambiente, effettiva qualità dei prodotti e attenzione verso il consumatore. Sì, perché residuo zero non è un’utopia, ma il risultato di questa scelta!