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Coltivare il Fico: una curiosa storia di amicizia tra pianta ed insetto

Coltivare il Fico: una curiosa storia di amicizia tra pianta ed insetto

02 agosto 2017 - BioAksxter®

Qualcuno di Voi, cari amici, leggendo il titolo si sarà chiesto: «ma come fanno, una pianta ed un insetto, ad essere amici?».

Come prima parziale risposta possiamo dirvi: è molto più di una semplice amicizia, ma una vera e propria alleanza che affonda le sue radici – è proprio il caso di dirlo – nei secoli! Un’alleanza, tra l’altro, di cui gode soprattutto l’uomo!

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Ma andiamo con ordine; intanto stiamo parlando della coltivazione del fico (Ficus carica), famiglia delle Moraceae. La sua coltivazione si perde nella storia, i suoi frutti energetici accompagnarono la nascita delle prime civiltà agricole in Mesopotamia. Apprezzatissimi anche da Greci e Romani, se ne faceva già allora largo uso sia dei fichi freschi che secchi.

Come si chiama il frutto del fico e tutta la verità sui fioroni

Una caratteristica fondamentale della pianta di fico, che lo rendeva straordinario ai tempi dei nostri antenati, è che arriva a fruttificare due volte l’anno. I Romani dicevano: i suoi frutti maturano quando si miete e quando si vendemmia.

Come avviene per il Limone (vedi i nostri due articolo dedicati a questa meravigliosa pianta ed alla sua coltivazione: LIMONE LUNARIO: anche gli agrumi “hanno le LUNE”! e Coltivare limoni, coltivare un ribelle ),i frutti del fico – chiamati siconi – assumono denominazioni diverse:

  • fioroni: si formano in autunno, maturano nella tarda primavera dell’anno successivo e presentano fiori femminili sterili;
  • fichi veri: si formano in primavera, maturano nel corso dell’estate dello stesso anno e portano fiori femminili fertili o sterili a seconda della varietà.

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Chi trova un amico … fruttifica

Esistono due forme botaniche della pianta di fico:

  • il caprifico: la pianta maschio, che produce il polline e frutti non commestibili;
  • il fico vero (o domestico): pianta femmina che produce i frutti commestibili.

Ma come avviene il passaggio del polline dall’uno all’altro?

A differenza di tantissime altre piante, in questo caso non intervengono né le utilissime api, né i bombi e tantomeno il vento; per l’impollinazione della pianta di fico entra in azione un piccolo imenottero: si chiama Blastophaga psenes. Un moscerino (2 mm circa) che svolge un grandissimo lavoro e che da millenni ci permette di assaporare i buonissimi fichi.
E’ questa l’alleanza di cui accennavamo; vediamo di che si tratta:

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La fecondazione del fico – Blastophaga Psenes

Pianta di fico e la caprificazione

Il moscerino in pratica funge da pronubo ovvero trasporta il polline dal caprifico al fico domestico che non possiede fiori maschili. Ma c’è di più!

I frutti del caprifico fanno da vera e propria casa per il moscerino che al suo interno svolge tutte le sue funzioni vitali più importanti: l’accoppiamento, la deposizione, la schiusura delle uova. Simbiosi mutualistica, la chiamano i botanici, entrambi ne traggono beneficio.

La Blastophaga, una volta adulto ed in grado di volare, esce dall’ostiolo (il piccolo buco alla base del frutto) imbrattandosi del polline dei piccoli fiori maschili presenti nel ricettacolo del frutto.

Il piccolo insetto, quindi, vola all’interno dei frutti del fico domestico con l’intenzione di deporre le uova nei suoi fiori femminili; questa operazione non andrà a buon fine (per la forma inadeguata del fiore) ma, in compenso, nel dimenarsi deposita il polline.

I fiori che ne sono fecondati porteranno a produrre i veri frutti, costituiti da tanti piccoli acheni legnosi che tappezzano l’interno del siconio che, diventato carnoso e dolce, costituisce il falso frutto ovvero il fico che mangiamo.

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Fichi coltivati con BioAksxter® – Azienda Agricola MESA di Mezzapesa Ezio e Sportelli Andrea

Questa complessa operazione è detta caprificazione ed avviene sin dagli albori del mondo. Un tempo, per agevolarne il buon esito, si usava appendere alle piante domestiche collane di fichi selvatici appositamente predisposte. Nell’antica Grecia tale operazione era esclusivamente condotta dalle donne considerate più belle come auspicio per la miglior riuscita della fecondazione e quindi di una maggior produzione.

Un amico è per sempre

Nel tempo l’opera di domesticazione del fico compiuta dagli agricoltori ne ha molto semplificato la coltivazione; sono state selezionate varietà di fico partenocarpiche (dal greco parthénos = vergine e karpos = frutto) ovvero che non hanno bisogno dell’insetto per fruttificare. Si è imparato quindi a coltivare proficuamente l’albero del fico, appunto ad addomesticarlo, anche senza la presenza dell’amico moscerino.

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Fichi coltivati con BioAksxter® – Azienda Agricola MESA di Mezzapesa Ezio e Sportelli Andrea

Nonostante ciò questa amicizia permane, se non negli impianti di fichi della moderna agricoltura, almeno nei paesaggi rurali e nelle immagini che conserviamo care dopo una passeggiata lungo le variopinte coste mediterranee. La natura rustica infatti, consente alla pianta del fico di essere frequente ospite di zone marginali e macchia mediterranea. Specie ruderale viene detta: fessure, muretti a secco, luoghi assolati sono la sua casa.
Almeno nei paesaggi della tradizione (e della memoria) – colmi di colori, odori e sapori – questa antica, sincera amicizia tra pianta e moscerino regge ancora.
Eh sì … abbiamo ancora molto da imparare dalla natura!

Con BioAksxter®® si può fare affidamento su risultati tangibili nella coltivazione delle piante di fico e di tutte le coltivazione arboree in generale. In seguito ai trattamenti con BioAksxter®® la pianta supera anche gli stati di stress di diversa natura (sbalzi termici, carenza o eccessi di luminosità, danni da vento e grandine, ecc.) giungendo a produzione con raccolti che si distinguono per omogeneità di pezzatura, colorazione dei frutti e riduzione degli scarti.

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