Struttura e funzione delle piante: una nuova visione
Tutti, sanno che le piante producono la maggior parte dell’ossigeno che respiriamo e forniscono cibo ad animali ed esseri umani. Molti, sanno che le piante producono energia attraverso la fotosintesi, il processo in cui l’energia luminosa è convertita in energia chimica. Alcuni, pensano che le piante siano una fonte di energia rinnovabile di grande potenzialità. Insomma, vorrebbero sapere, ma non sanno, se dalle piante possono ricavare energia.
Lo studio dell’architettura della biomassa vegetale e i meccanismi che ne regolano lo sviluppo, così come conosciuti, ci inchiodano tra le spire della conoscenza i cui limiti nemmeno i computer quantistici possono superare. Accelerare la capacità di calcolo non basta.
La struttura alonare magnetica della pianta
È bene distinguere la struttura alonare della pianta dalle sue parti o componenti tradizionalmente riconosciuti (tronco, rami, radici, foglie, ecc.) ossia dalla struttura fisica.
Più correttamente, definiamo la struttura alonare magnetica della pianta come la fonte della sua organizzazione cellulare, anatomica, fisiologica, biochimica. Potremmo includerla nella struttura subatomica della materia perché la natura della fonte è energetica e la sua espressione è il segnale.
Il campo magnetico alonare della pianta non riguarda solo il campo ionico perché come ogni forma di vita capta raggi cosmici sotto forma di frequenze extrasensoriali di grado differenziato, ossia energie extrasistemiche in passaggio perpetuo che superano la velocità della luce, interagendo in Spazio–Tempo–Scorrimento (cfr. A. Mendini).
Il triplice concetto di Spazio-Tempo-Scorrimento riguarda lo svolgimento del programma della vita in genere che avviene in un determinato spazio ed in un determinato tempo e contempla “l’accesso allo spazio futuro nonché la sua occupazione” intesi come proiezione dell’essere. Lo scorrimento, riferito al campo alonare del vegetale, riguarda la capacità di elaborazione del potenziale vitale e determina lo svolgimento di ogni funzione così come, ad esempio, la formazione di foglie e frutti, la capacità di autodifesa ed autogestione della pianta.
Per capire la struttura e la funzione delle piante dobbiamo quindi concentrarci innanzitutto sulla programmatica primaria della pianta.

La programmatica primaria della pianta
Ancora nel 2005, nel video “Infiniti perché” il ricercatore Alessandro Mendini schematizzava il campo programmatico della pianta descrivendone la struttura alonare magnetica.
Negli anni, attraverso i suoi insegnamenti sui campi in cui la Natura si esprime, sulla messaggistica trasmessa dalla struttura molecolare, sulle trasformazioni energetiche delle piante, ho compreso che il programma è la linea di sviluppo della vita, regolata da codici e flussi energetici. La pianta ha un programma, pertanto, i suoi processi vitali sono controllati.
La pianta è un essere evolutivo in quanto interagisce con l’intelligenza di base universale.
Come descritto nel video “La Tecnologia dell’Energia: 20 anni dopo” l’intelligenza di base planetaria è una forma di energia naturale, può trasformarsi in tutti i tipi di energia, in tutte le forme, visibili ed invisibili, creare ogni tipo di programma per la vita.
Dunque, l’artefice della vita è l’energia cosmica in comunicazione perpetua e la trasduzione del segnale nella pianta, ovvero il processo di trasferimento dell’informazione dal messaggero extracellulare ai recettori cellulari, è determinata dalla struttura alonare magnetica della pianta sulla base del programma interessato. Questa sorta di triangolazione tra emanazione, ricezione e programmazione del segnale costituisce l’impulso vitale trasferito alla membrana cellulare per via magnetica. Si tratta di un campo energetico variabile che carica la struttura inerte per poi agire sulla biomassa. Allo stesso modo, ogni attività cellulare, anatomica, fisiologica, biochimica è sempre regolata sul piano magnetico.
Quindi tanto è maggiore la forza del campo magnetico alonare della pianta tanto maggiore sarà la capacità di reazione della pianta, ad esempio rispetto ad un’ondata di freddo piuttosto che all’infezione di una cellula batterica; ovvero, tanto minore sarà la carica vitale della pianta tanto maggiore sarà il danno subito. E questo per quanto riguarda il programma di difesa, mentre per quanto riguarda il programma di nutrizione naturale delle piante messo in atto dal processo di fotosintesi clorofilliana, possiamo asserire che tanto maggiore sarà l’energia a disposizione tanto migliore sarà la capacità fotosintetica delle piante ovvero la capacità di trasformare le sostanze in nutrimento necessario per la loro vita e per la loro crescita.

Le funzioni della struttura alonare magnetica delle piante
Della capacità delle piante di adattamento all’ambiente ne parlava ancora Darwin verso la fine dell’800, ma ora che le piante non sono più in grado di produrre in conseguenza del degrado ambientale, gli addetti ai lavori ipotizzano che le piante siano intelligenti, coscienti, neurobiologicamente organizzate. In verità da quando la parola è stata tolta a Madre Natura per attribuirla alla scienza sotto forma di conoscenza, queste visioni razional-confuse si sono inasprite.
A chi sostiene, in virtù del potere umano di decidere, che le piante non hanno bisogno di noi ma che siamo noi ad avere bisogno delle piante perché ci conviviamo da migliaia di anni, è il caso di chiedere per quale ragione esse facciano parte del creato.
Io credo perché tutto ciò che esiste in qualche modo serve.
Davvero la "base cellulare della coscienza" non si può scientificamente sostenere? O forse è tempo di riunire ciò che la scienza ha diviso?
Un suggerimento ci è stato dato dalla fisica quantistica applicata ai processi biologici. Ma ancor prima, e potremmo citare William Crooks (1895), tutti coloro che nell’atomo e nella subatomica hanno individuato la capacità di scegliere il proprio sentiero. Cito ancora una volta, perché il più avanzato nella frontiera della ricerca scientifica, il genio italiano Alessandro Mendini che ha messo in pratica il sapere di civiltà evolute rendendo disponibili energie di livelli superiori (cfr. scala di Kardašëv, metodo di classificazione delle civiltà in funzione del loro livello tecnologico basata sulla quantità di energia disponibile).
Questo è il senso del moltiplicatore di energia solare COSMIC 18F posto nel parco scientifico-tecnologico AXS M31 dove il sistema di ricezione dell’energia dei captatori è basato sui cristalli. Qui la Ricerca ha dimostrato che:
- le piante per crescere captano energie e le trasformano in biomassa
- i minerali ampliano la capacità alonare della pianta
- i composti inorganici a formulazione magnetica BioAksxter® nutrono e fertilizzano il terreno rendendolo il miglior cibo per la vita dei vegetali e di tutte le strutture viventi che di essi si nutrono, compresa la specie umana.
07/05/2008 – Ricercatore Alessandro Mendini/Rilevazione della capacità alonare della pianta - Parco Scientifico Tecnologico AXS M31
Come comunicano le piante
Quand’ero bambina parlavo alle piante, scrivevo dei biglietti che mettevo nel loro cavo. Poi tornavo a guardarle, cercando delle risposte. Più che come, mi interessava cosa comunicano le piante.
Del sistema di segnali elettrici nelle piante per comunicare tra loro e con l’ambiente si conosce poco o niente, ci si limita a citare la mimosa pudica e le piante carnivore introducendo argomentazioni sulla neurobiologia vegetale o sul “potenziale d’azione della pianta” al quale si è attribuita tale funzione. Si discute, ritenendo non sostenibile dal punto di vista scientifico l’esistenza di una "coscienza" negli organismi vegetali, intesa come consapevolezza delle variazioni dell'ambiente che li circonda, di esperienze e sensazioni, attribuendone il senso ad una apparente immobilità.
Eppure, è possibile indagare tutto questo ottenendo delle risposte, proprio varcando i limiti della conoscenza scientifica e delle sue asserzioni dogmatiche; capiremmo che la programmatica primaria dei vegetali è un piano ben delineato ed unitario del processo cosmico.
Sono passati oltre 100 anni dalla scoperta degli isotopi di Frederick Soddy. Il premio Nobel per la Chimica (1921) contribuì alla teoria della trasmutazione naturale atomica della materia per la quale gli elementi si trasformano spontaneamente in altri elementi. Tuttavia, ancora oggi gli agronomi ignorano il continuo flusso di energia dalla quale dipende la vita ed anziché mettere in guardia gli agricoltori dai possibili effetti devastanti della chimica, ne favoriscono gli accumuli prescrivendo l’apporto di disparate sostanze al suolo che le piante non assorbono. Altro che scienza agronomica.
Dunque, le energie che regolano la vita planetaria, sono un insieme di flussi magnetici programmati dall’intelligenza di base. La pianta riceve i comandi dalla sua struttura alonare magnetica. La membrana cellulare capta il timbro magnetico del messaggio generato dalla struttura alonare dell’elettrone che alimenta l’atomo. L’allacciamento costruisce la massa. Si tratta di nano programmi biologici che costruiscono la vita. Altro che fisiologia vegetale.
Quindi, a quegli agronomi direi, per gestire la complessità dei sistemi agrari e trovare risposte connesse con la produttività delle colture non si deve dimenticare che alla natura si comanda solo ubbidendogli e che la natura è un libro aperto, ma bisogna leggerlo fino in fondo.