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Fertilizzanti e Concimazione: come e perché

Fertilizzanti e Concimazione: come e perché

19 novembre 2019 - [E|N|G]BioAksxter®[/E|N|G]

BioAksxter® è un tipo di fertilizzante che sostituisce il fertilizzante solito? Si può usare da solo o si deve aggiungere? Devo utilizzare anche altri fertilizzanti? Sono queste le domande più ricorrenti di chi inizia ad usare BioAksxter®.

Nelle linee guida per l’utilizzatore non vorremmo limitarci ad un sì o ad un no, ma vorremmo spiegare innanzitutto cosa significa fertilizzare e la differenza fra fertilizzare e concimare.

Fertilizzazione o concimazione?

Già la Legge n. 748 del 19.10.1984 aveva definito come fertilizzante “qualsiasi sostanza che, per il suo contenuto in elementi nutritivi oppure per le sue peculiari caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche contribuisce al miglioramento della fertilità del terreno agrario oppure al nutrimento delle specie vegetali coltivate o, comunque ad un loro migliore sviluppo”.

Un terreno fertile è quindi quel terreno in grado di consentire uno sviluppo ottimale delle piante ai fini produttivi. La fertilità è legata ad aspetti chimici, biologici e fisici. Possiamo quindi distinguere tre tipologie di fertilità:

  • Fertilità chimica. Definita come capacità di fornire gli elementi della nutrizione minerale alle piante in forma disponibile ed in quantità bilanciate
  • Fertilità biologica. Collegata all’attività delle popolazioni microbiche
  • Fertilità fisica. Ossia la capacità di ospitare nel suolo un sistema di pori, aria, acqua ed apparati radicali

Differente è il concetto di concimazione: un concime migliora la fertilità chimica del suolo, ma l’impatto su quella biologica e su quella fisica è nullo. Ciò significa che la concimazione è un aspetto della fertilizzazione, quindi fertilizzazione e concimazione non sono sinonimi. Potremmo definire la sola concimazione come una fertilizzazione “incompleta”.

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Anche lombrichi e microrganismi contribuiscono alla fertilità del suolo

I soliti noti… macroelementi, mesoelementi e microelementi!

Azoto, fosforo e potassio ovvero N, P e K è il celebre trittico della concimazione. Sono i cosiddetti “macroelementi”, elementi comunemente impiegati per sopperire alla carenza di sostanza nutritiva asportata durante la pratica di coltivazione o persa a causa di altri tipi di processo più o meno naturali (erosione, lisciviazione, dilavamento, ecc.). I mesoelementi (calcio, magnesio, zolfo, etc.) ed i microelementi o oligoelementi (come molibdeno, rame, ferro, manganese, boro, zinco, etc.) sono elementi contenuti nei fertilizzanti in quantità molto più limitate, ma che influenzano i processi biochimici delle piante.

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Concimi tradizionali: chi più ne ha, più ne metta!

Con i concimi tradizionali si ricorre a continui reintegri data la natura temporanea della loro azione: ogni anno si aggiungono quantità sempre maggiori perché il terreno è stanco… Il rischio è la saturazione ed il conseguente blocco dei meccanismi biologici di assorbimento di queste sostanze. Inoltre, trattandosi di chimica di sintesi, queste sostanze si accumulano nel terreno ed il rischio che passino ad altri comparti ambientali è elevatissimo (inquinamento falde e corpi idrici, etc).

“Concime? Ne metto tanto così ottengo di più!” è il pensiero di molti agricoltori, ma non è così. Più concime significa che la pianta deve utilizzare più energia per l’assorbimento e la trasformazione degli elementi a scapito degli altri processi vitali.

Coltivare oggi: l’ENERGIA dalla Natura

Ovviamente, la sola presenza nel terreno dei classici concimi, non implica automaticamente la capacità di poterli assimilare: è necessaria una giusta componente microbica che trasformi gli elementi in molecole più semplici per renderle assimilabili dall’apparato radicale delle piante. Integrare un terreno “biologicamente morto” con micro-macroelementi sarebbe inutile (oltre che dannoso). Inoltre, le piante devono avere un apparato radicale in grado di svolgere adeguatamente le funzioni per cui è destinato.

Dunque, è meglio fertilizzare o concimare? La risposta viene da Madre Natura.

La fertilizzazione naturale

La fertilizzazione è un processo che già esiste in Natura. Non parliamo più di NPK ma di elementi minerali, acqua ed energia utile per i processi vitali. La fertilizzazione naturale è il processo attraverso il quale un sistema naturale (ad esempio un bosco) si alimenta, mentre in un sistema forzato, come la coltivazione di suolo ad uso agricolo, la nutrizione attuata con l’apporto di macroelementi, mesoelementi, microelementi porta alla rottura degli equilibri naturali.

Dunque, azoto, fosforo e potassio sono senza dubbio importanti per la pianta, ma facenti parte di un pensiero ormai superato. Bisogna iniziare a considerare (al più presto e seriamente) il concetto di energia e di come mantenere un ottimale stato energetico delle colture e, allo stesso tempo, bisogna mirare, ottenere e mantenere una condizione di equilibrio tra pianta, terreno ed ambiente.

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BioAksxter®: Energia = Equilibrio

BioAksxter® è un fertilizzante di nuova generazione che, grazie alla sua innovativa tecnologia disinquinante, rappresenta di fatto l’evoluzione del concetto di fertilizzazione. Infatti, non si limita al semplice apporto di elementi differendo dunque dalla tradizionale concimazione in quanto riproduce i processi naturali di fertilizzazione. Mettendo a disposizione energia adatta al potenziamento del programma della pianta ed al riequilibrio microbiologico del terreno, lo rigenera portando al massimo la sua capacità produttiva.

BioAksxter® ristabilisce l’equilibrio del terreno compromesso dalle alterazioni chimiche, biologiche ed ambientali aumentandone la fertilità e migliorandone la struttura, ottimizzando le funzioni vitali delle piante, incrementando le autodifese naturali e consentendo di superare molteplici condizioni di stress.

Aiuto, non ce la faccio più!

Di tutti i prodotti per l’agricoltura, sia che si tratti di composti inorganici derivanti dalla chimica di sintesi o di composti organici derivanti dallo scarto delle lavorazioni, più o meno nocivi, più o meno inquinanti, non si tiene mai conto del dispendio di energia a carico del sistema suolo-pianta. Solitamente non si considera che, a differenza delle sostanze inorganiche, le sostanze organiche devono essere mineralizzate dalle piante prima di essere assorbite. Ed infine ecco che il terreno non digerisce, si satura e … “vomita”. Ecco che la pianta “non ce la fa più” soprattutto quando è già messa a dura prova dalle avversità climatiche e dall’inquinamento ambientale. Ecco perché nell’agricoltura odierna non è più sufficiente limitarsi a pianificare e gestire una coltura in termini di nutrizione e difesa e perché invece l’attenzione va posta in termini di equilibrio del sistema pianta-terreno e dell’ambiente.