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Il suolo: il vero capitale dell’agricoltore!

Il suolo: il vero capitale dell’agricoltore!

29 settembre 2017 - BioAksxter®

Il terreno agricolo o suolo in generale è la base di tutto! Per chi, come noi, si dedica all’agricoltura il terreno ha un valore inestimabile! Spesso ci si concentra sulle piante e sui prodotti finali perché sono quelli che fisicamente vengono messi sul mercato e valutati, e quindi che vengono ‘scambiati’ direttamente per un profitto economico. Il terreno, e quindi la qualità del suolo, è fondamentale per assicurare tutto ciò perché, come dice il ricercatore Alessandro Mendini, <<…così come noi se mangiamo bene viviamo bene, anche la pianta è legata a cosa pesca dal terreno…>>.

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La pedogenesi e la qualità del suolo

Tranquilli, non è una brutta parola! Deriva dal greco: pédon ‘terreno’ e genesi ‘nascita’, per cui il termine indica solo i processi di formazione del suolo che in natura avvengono in milioni di anni. Per questo motivo il suolo è considerato un bene NON rinnovabile e assolutamente da preservare.

Il profilo del terreno agrario è diverso da quello del terreno naturale?

Il suolo agricolo si differenzia da quello “naturale” perché ovviamente subisce tutta una serie di lavorazioni che hanno l’obiettivo di renderlo il più adatto possibile per la vita delle colture. Il suolo agricolo viene generalmente suddiviso in due strati: strato attivo del terreno, soffice, aerato e caratterizzato dalla presenza di humus, radici e microrganismi viventi; e strato inerte, compatto, povero di ossigeno e ricco di minerali. Se si effettuano delle valutazioni o delle analisi per verificare lo stato di salute di un terreno si vanno ad osservare i parametri fisici, chimici e biologici.

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A differenti realtà pedologiche è corrisposto un diverso comportamento radicale.

Come si misura la qualità del suolo e come questa qualità condiziona l'agricoltura

  1. Tessitura del terreno o granulometria. In parole povere la tessitura è la parte solida del terreno. Dipende dalle percentuali di sabbia, limo e argilla presenti nel nostro suolo: parliamo di particelle molto piccole che si differenziano per dimensione, grado di coesione (capacità di “fare gruppo”) ed altre proprietà. Le diverse caratteristiche di queste particelle influenzano la struttura del suolo: con una maggioranza di particelle più grandi (es. suoli sabbiosi) si avranno più “spazi vuoti” (maggiore porosità) tra di esse, e viceversa con le particelle più fini (es. terreni argillosi) perché saranno più compatte.
  2. Struttura del suolo. La struttura del terreno è di fondamentale importanza nel determinare la qualità del suolo in quanto essa è in grado di influenzare sia la fertilità del suolo sia la tecnica agronomica. Un terreno con una buona struttura deve avere la giusta proporzione tra particelle, agglomerati di particelle, e soprattutto spazi vuoti! Questo perché gli spazi vuoti poi devono essere occupati dall’acqua, dall’aria e dalle radici delle piante.

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  3. pH del suolo. I valori di pH ci indicano se il nostro suolo è acido, neutro o alcalino. Il pH influenza l’attività dei microrganismi del suolo e la solubilità dei nutrienti. Si tratta di una scala di valori che vanno circa da 4, per i suoli molto acidi, a circa 9, per i suoli molto alcalini. Generalmente la maggior parte delle piante prospera in terreni neutri con valori di pH tra 6 e 7,5.

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    Classificazione dei terreni in base al pH.

  4. Capacità di scambio cationico (CSC) del terreno. Potrebbe sembrare un qualcosa di molto complicato ma non è così. In pratica, l’argilla e la sostanza organica del terreno sono elementi con carica negativa per cui attraggono ioni con carica positiva, i cosiddetti cationi – come si suol dire “gli opposti si attraggono”. Tra i cationi abbiamo il calcio, magnesio, potassio, sodio, idrogeno e alluminio, che sono importanti nutrienti per le piante. Se il terreno è in grado di “scambiare”, quindi assorbire questi cationi, li tiene con sé e li rende disponibili per le colture; altrimenti questi vengono puntualmente dilavati e portati via. Per cui un terreno con una buona capacità di scambio cationico trattiene meglio gli elementi necessari per le nostre piante. Semplice, no?
  5. La sostanza organica del suolo. Per sostanza organica del suolo si deve intendere l’insieme dei composti organici di origine animale e vegetale presenti nel suolo che attraverso vari processi di trasformazione, decomposizione e fermentazione portano alla formazione dell’humus. È la più grande riserva di carbonio del suolo. In sintesi, la sostanza organica modifica e migliora la stabilità della struttura dei terreni; aumenta la capacità e la ritenzione idrica; è il cibo dei microrganismi che trasformano le sostanze nutritive per le piante; come abbiamo già detto, trattiene elementi utili alle piante.

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  6. Azoto totale. Quello dell’azoto è un argomento di grande interesse quando si parla di suolo. Il rilascio di azoto nel terreno dipende dalla mineralizzazione della sostanza organica, cioè dalla sua degradazione: in pratica l’azoto presente nelle molecole della sostanza organica viene rilasciato sotto forma di minerale. In un’eventuale analisi del terreno solitamente si fa riferimento alla quantità di Azoto Totale presente
  7. Il rapporto carbonio/azoto (C/N) viene utilizzato per avere un’idea dell’andamento dei processi di trasformazione della sostanza organica.

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Come preservare il suolo?

Ogni anno il terreno perde per effetti antropici e naturali una certa quantità di humus e questo comporta un progressivo impoverimento e stanchezza del terreno (leggi l’articolo su questo argomento: “Ma perché il mio terreno non produce?”).

BioAksxter®, grazie alla sua formulazione, consente di apportare energia utile al sistema pianta-terreno; si tratta di un composto inorganico che diluito in acqua forma un composto pre-organico. In altre parole è il principio della vita, che avviene nel passaggio dall’inerte alla biomassa e della quale i “microorganismi vergini” sono la prima espressione.

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Infatti, le formulazioni BioAksxter® non tengono conto solo dell’aspetto chimico-fisico comunemente considerato, ma anche dell’aspetto magnetico ed in particolare dagli scambi magnetici che determinano l’effettiva condizione e qualità del suolo. Vale a dire che un semplice apporto di elementi non basta per una buona qualità del terreno, mentre l’impiego di BioAksxter® apportando energia ”crea la vita”.

L’utilizzo di BioAksxter® rigenera e rivitalizza il terreno; riequilibra la microfauna, ripristina la fertilità del suolo e favorisce la formazione di humus in tempi più rapidi (vedi l’articolo sull’argomento “Costruire un terreno – origine della vita“). Risolve progressivamente fenomeni di stanchezza, di salinità ed altri problemi. Si degradano più rapidamente i residui colturali. Si ha una migliore struttura del terreno, per cui risulta più lavorabile, più ossigenato, meno soggetto a ristagni idrici nei periodi piovosi e con una maggior ritenzione idrica durante i periodi di siccità.

BioAksxter®, è una vera e propria risorsa che preserva il capitale principale dell’agricoltore: il terreno!

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