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Corilicoltura: dalla corsa al reddito ai terreni stanchi

Corilicoltura: dalla corsa al reddito ai terreni stanchi

08 novembre 2018 - BioAksxter®

I volta bandiera

Messa in sordina la problematica sempre più crescente della moria del kiwi ed il ripresentarsi della Psa, si cerca di trovare “una via d’uscita” e così in Italia prende sempre più spazio la corilicoltura. Vi ricordate la moda degli oliveti nella prima decade del 2000? Ecco, adesso è il turno dei noccioleti. Le piantagioni sono in espansione in diverse regioni. La coltivazione del nocciolo ha registrato una crescita maggiore in Friuli Venezia Giulia ed in Piemonte. Guarda caso, proprio quelle regioni nelle quali è stata registrata una brusca diffusione della moria del kiwi nel 2017/2018. Abbiamo infatti affrontato il problema della moria del kiwi e di altre frutticole in questi 2 articoli: “Moria del Kiwi: risoluzione della problematica” e “Moria delle piante: un fenomeno sempre più in espansione!

Fuori uno, avanti il prossimo

Cosa sta accadendo? Constatato il disseccamento di oltre 1200 ettari coltivati a kiwi ed estirpate le piante, le coltivazioni sono state riconvertite in uva da tavola, in nocciolo e in un’altra varietà di actinidia che presenta però importanti costi di produzione. Ovvio per chi crede che la patologia riguardi solo la pianta del kiwi ed esclude il terreno, nascondendo sotto il tappeto l’inquinamento indotto da pratiche agricole a dir poco “invasive” e l’inquinamento ambientale in continuo aumento… Via kiwi, avanti nocciolo e uva da tavola! Tenete però sempre a mente, che il suolo è lo stesso… Adesso la coricoltura viene definita una valida alternativa per il reddito delle imprese agricole. Ma sempre di alternativa si tratta, finché tutto va bene… Se i nuovi impianti di nocciolo non destano particolare preoccupazione, non vuol dire che il potenziale rischio “moria” sia da sottovalutare. Qualcuno si ricorda che siamo già passati dalla moria del nocciolo nella seconda metà degli anni ‘90 quando la malattia si è rivelata particolarmente dannosa nel Viterbese, portando alla morte più di 30.000 alberi di nocciolo?!

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Il successo della corilicoltura

I noccioleti in Italia ad oggi coprono una superficie di circa 71 mila ettari con un notevole trend di crescita. L’Italia del resto con produzioni oscillanti tra 100 mila e 130 mila tonnellate all’anno pari al 13%-15% della produzione globale, è il primo produttore europeo di nocciole e secondo al mondo dopo la Turchia, la quale produce circa il 70% delle nocciole mondiali condizionandone fortemente il prezzo e il mercato. In Italia le province con le maggiori produzioni sono:

  • Viterbo in Lazio, dove si produce il 30% delle nocciole italiane;
  • Cuneo, Asti e Alessandria in Piemonte;
  • Avellino, Napoli, Caserta e Salerno in Campania;
  • Messina in Sicilia

Queste province, insieme, rappresentano il 94% circa della superficie corilicola nazionale in produzione.

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Oltretutto l’Italia è il più grande consumatore mondiale di nocciole, e la corilicoltura, si presta ad un mercato principalmente rivolto verso l’industria alimentare. Le nocciole entrano nella filiera alimentare, come la pasticceria industriale, l’industria del cioccolato, le creme da spalmare, la produzione di gelato su larga scala, l’olio di nocciole ecc.

La filiera della produzione delle nocciole italiane

La nocciola rappresenta, da sempre, per le aziende come Loacker e Ferrero una delle materie prime fondamentali per la produzione dei wafer e della famosa crema spalmabile al cacao e nocciole. A proposito, ecco un dato riportato sul sito dell’azienda Ferrero: “Le nocciole usate in due anni potrebbero riempire un cesto grande come il Colosseo”. La disponibilità di nocciole per le aziende che utilizzano il prodotto italiano è fortemente limitata ed il prezzo molto altalenante. A proposito del prezzo… Anche quest’anno la Fiera della Nocciola di Castagnole Lanze ha emesso il suo verdetto: il prezzo della Nocciola Piemonte Tonda e Gentile relativo all’annata 2018 si attesta dai 320 ai 330 euro al quintale. Un prezzo accolto con parziale soddisfazione da parte dei produttori, che speravano in una quotazione più alta alla luce di una produzione leggermente inferiore rispetto alle previsioni. Per rendersi l’idea, un noccioleto di 400 piante può produrre in media 20 quintali di frutti l’anno per ettaro e, a seconda della stagione, le nocciole valgono tra i 300 e i 500 euro al quintale.

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Settore corilicolo: nocciolo come alternativa redditizia o come monocoltura distruttiva?

Dove sta allora il problema? La corilicoltura cresce e conquista nuovi territori. Sono molti, infatti, gli imprenditori che puntano sul nocciolo come alternativa redditizia. Il problema è che i noccioleti si stanno espandendo rapidamente e la produzione cresce a ritmi non naturali, con il rischio che si trasformi in una monocoltura. E cos’è una monocoltura se non “..una vera e propria devastazione di ecosistemi, un grande furto del capitale naturale, aggravato dall’uso di pesticidi e prodotti chimici, seguito da processi dissipativi che danno origine a scarti impossibili da riutilizzare in natura, il cosiddetto ciclo aperto delle colture intensive”, come definito da Gianluigi Salvador, membro del direttivo di Pan-Italia (Pesticide Action Network).

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E’ già accaduto con la diffusione dei vigneti di Prosecco e con la monocoltura di mele in Val di Non, dove Melinda ha colonizzato le terre con la coltivazione intensiva e monocolturale, irrorando la zona di fitofarmaci…

Corilicoltura: dalla corsa al reddito ai terreni stanchi

Risultati attesi? Conseguenze? Effetti? Il fenomeno della stanchezza del terreno che si verifica con la ripetizione della stessa coltura sullo stesso terreno, aggravato dall’inquinamento agricolo ed ambientale. Si manifesta con il minor accrescimento delle piante, il calo delle rese e con l’instaurarsi di patologie resistenti fino a rendere impossibile la coltura. La stanchezza del terreno rappresenta un sintomo del degrado della fertilità che può degenerare fino al deperimento/ collasso/moria … e qui c’è il cane che si morde la coda.

Soluzione? In base alle numerose esperienze e testimonianze raccolte nelle aziende agricole che utilizzano BioAksxter®, è possibile affermare che il suo impiego ha una evidente funzione preventiva, di blocco della diffusione e di risanamento della sindrome della moria. Con l’uso delle formulazioni BioAksxter®® s’innesca un processo di disinquinamento, rigenerazione e rivitalizzazione, evitando l’instaurarsi delle malattie delle piante e del terreno e dove presenti attuando un processo di risanamento con il ripristino della fertilità.

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Inoltre, meno trattamenti fitosanitari e ottimizzazione delle risorse dell’azienda agricola. A voi la scelta, agricoltori! C’è chi l’ha già fatta da tempo …

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