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Fragolicoltura: qualità e reddito nella coltivazione delle fragole

Fragolicoltura: qualità e reddito nella coltivazione delle fragole

25 luglio 2019 - BioAksxter®

Lo sapevi che la parola FRAGOLA deriva da fragrans/fragrantia (fragranza, aroma, profumo)? Ancora ai tempi dei romani si degustavano le fragole in onore di Adone, oggi invece cerchiamo di annusare quella “fragrans” nei supermercati, ma inutilmente. Sì, l’unico “profumo” che sentiamo è quello del marcio dopo due giorni di frigorifero.

Non sappiamo quante fragole i romani producessero o mangiassero, ma vediamo alcuni dati più recenti riguardo la produzione italica. Nel 2018, in seguito alla concorrenza spagnola, l’Italia si è piazzata solo al 14esimo posto nella fragolicoltura mondiale con 1.516.635 quintali (tra pieno campo e coltura protetta) su una superficie di circa 4.171 ettari.

La coltivazione delle fragole in Italia

Le principali zone vocate per la fragolicoltura sono:

  • la Basilicata, prima regione italiana per la produzione di fragole con quasi 1000 ettari, di cui 600 solo nel Metapontino con la Candonga®, definita il top della fragola!
  • la Campania, con 900 ettari dedicati alla coltivazione delle fragole, di cui 850 ettari in coltura protetta: nella Piana del Sele le varietà Sabrina e Melissa coprono il 70% degli standard varietale, mentre nell’Aversano prevalgono le varietà Camarosa, Rania e Ventana.
  • la Sicilia, terza regione in ordine di importanza, con le aree produttive concentrate nella provincia di Marsala e Trapani, vede oltre 350 ettari interessati dalla coltivazione delle fragole, di cui quasi 315 ettari in tunnel, varietà principale Florida Fortuna®
  • il Veneto con il 90% della produzione di fragole nel Veronese, scende a 310 ettari
  • la Calabria con 250 ettari solo nel territorio di Acconia di Curinga (Cz)

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Fonte: Fresh Point Magazine, 2016

L’andamento delle produzioni ha da sempre subito notevoli variazioni: ad esempio nel Metapontino dagli anni ’60 (anni in cui venne introdotta la fragolicoltura) agli anni ’80 si è registrato un aumento di superficie coltivate a fragola da 70 a 900 ettari, grazie soprattutto ai bassi costi di manodopera e alle condizioni climatiche favorevoli dell’epoca. Dopo la fase di declino negli anni ’90 (350 ettari!), produzioni di alto pregio per periodi prolungati ed una riorganizzazione della commercializzazione, hanno portato ad un nuovo incremento. Poi, l’arrivo della Candonga® ha portato la Basilicata a predominare sulle altre regioni nella coltivazione delle fragole.

Coltivazione delle fragole: dai costi di produzione al guadagno

I costi di produzione sono ancora oggi un fattore di rilievo nella fragolicoltura. Nonostante i passi avanti fatti sul fronte varietale e sulle innovazioni nelle tecniche colturali, il costo di manodopera incide ancora tanto nella produzione. Si aggiungano i costi per i mezzi tecnici, irrigazione, piantine (valutati nel 2016 in circa 30.000 euro ad ettaro per la coltivazione biologica della fragola).

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Fragole coltivate con BioAksxter®

Ci sono poi altre incidenze negative che limitano i ricavi, come quelle sui parametri qualitativi:

  • l’incognita climatica mette sempre più a repentaglio le coltivazioni delle fragole: piogge incessanti, eccessiva umidità e continui sbalzi termici compromettono i raccolti (es. marciume sui frutti) e la qualità organolettica dei prodotti (es. scarsa consistenza e basso tenore zuccherino). Non tralasciamo i danni materiali agli impianti causati dalla gravosità degli eventi atmosferici.
  • Inoltre, ed il più incisivo, il grado di inquinamento diretto ed indiretto che ha ormai compromesso sia i terreni che l’acqua.

Considerato che tali fattori gravano pesantemente sulla coltura e che il costo medio/ettaro di un fragoleto è valutato intorno ai 60.000 euro, diventa logico e necessario salvaguardare l’investimento e assicurare il mantenimento della propria attività.

Oggi ci sono agricoltori come dei funamboli su una corda tesa ed oscillante … sotto, il vuoto. Altri sono come trapezisti senza rete, rischiano di perdere la presa mentre volteggiano sospesi nel circo dell’agricoltura. La loro è proprio “un’impresa” agricola.

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Con BioAksxter® coltivare fragole è redditizio

Anche nelle colture di fragole, l’impiego di BioAksxter® consente di ottenere un considerevole aumento di reddito perché le produzioni aumentano sensibilmente e migliorano le caratteristiche qualitative di pezzatura e colore, zuccheri, acidi ed aromi. In particolare, consistenza della polpa e conservabilità sono standard qualitativi che differenziano maggiormente le fragole coltivate con BioAksxter®.

Nella coltivazione delle fragole è consigliato l’utilizzo durante l’intero ciclo colturale: nello specifico è indicato l’impiego di BioAksxter® M31 Agricoltura con l’aggiunta di BioAksxter® M32  Ortoflorovivaismo; in questo modo, oltre al massimo equilibrio della pianta si ottiene una maggior attività vegetativa, si favorisce lo sviluppo della pianta e l’elaborazione di sostanze zuccherine ed aromi.

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Fragole coltivate con BioAksxter®

Fondamentale il suo impiego per il disinquinamento dei terreni ormai stanchi, depauperati e improduttivi, nonché per l’eliminazione dei residui dalle fragole non solo ai fini commerciali, ma anche perché inquinamento e residui sono la causa principale della riduzione qualitativa dei frutti e del conseguente aumento della percentuale di scarto. Frutti mollicci, marcescenze, basso contenuto zuccherino e quindi minore conservabilità sono solo alcuni degli effetti dovuti al continuo e massiccio utilizzo di prodotti chimici e derivati da sostanze di scarto.

Facile uso, massimo risultato, assenza di effetti nocivi e residuo zero

Con BioAksxter® si inizia già a partire dalla fase che precede il trapianto con un primo trattamento di preparazione del terreno per continuare poi dal trapianto fino alla fine della raccolta. Facile uso, massimo risultato, assenza di effetti nocivi per ogni tipo di coltura. Sia essa biologica, integrata o convenzionale, su suolo o fuori suolo.

Infatti, è importante impiegare BioAksxter® anche nella coltivazione delle fragole fuori suolo (idroponica, in sacchi di cocco o perlite, in vasi o canalette), un’alternativa ben diffusa negli anni per ovviare al problema dei patogeni nei terreni, al divieto di utilizzo di alcuni fumiganti e dei terreni poco produttivi.

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Fragole coltivate con BioAksxter®

Fondamentale in ogni tipo di impianto impiegare regolarmente BioAksxter® per apportare energia necessaria alle piante, per il mantenimento dello stato sanitario e della qualità dell’acqua, e per contrastare gli effetti negativi del continuo stress climatico-ambientale.

Ammanchi produttivi e limitata shelf-life delle fragole: cosa fare?

Generalmente, date le tecniche di coltivazione e la delicatezza del frutto, le fragole hanno una conservabilità post-raccolta molto limitata; coltivandole con BioAksxter®, però, è possibile aumentare notevolmente la shelf-life delle fragole e di conseguenza prolungare i tempi di commercializzazione e consumo.

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Produzione delle fragole, Azienda Agricola Girardi Claudio, Verona

Aziende con coltivazioni di fragole in serra che normalmente risentivano di gravi ammanchi conseguenti al collasso delle piante in fase di raccolta, con BioAksxter® hanno prodotto costantemente 300 quintali ad ettaro su varietà unifere precoci. Il problema del collasso non si è più ripresentato e, anche se la coltura è stata ripetuta più volte negli stessi terreni, la fumigazione del terreno non è stata più effettuata. Nelle varietà rifiorenti, il raccolto si è prolungato di oltre 30 giorni rispetto agli anni precedenti l’uso di BioAksxter®, inoltre la consistenza dei frutti e la gradazione zuccherina si sono mantenute sempre eccellenti.

Considerato che la fragola è uno dei frutti maggiormente attrattivi, ma anche quello che detiene il primato tra i frutti con più pesticidi, diviene necessario e doveroso utilizzare questa tecnologia disinquinante per produrre fragole senza residui chimici, saporite e conservabili a lungo. Ah sì, anche con quella fragrans … quel profumo dimenticato.

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