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Residui chimici nei prodotti agricoli: come eliminarli?

Residui chimici nei prodotti agricoli: come eliminarli?

13 marzo 2018 - BioAksxter®

Tratto dalla relazione tecnica “Abbattimento dei residui chimici con BioAksxter®” a cura di per. agr. Andrea Turri

Residui chimici nei prodotti ortofrutticoli e nel terreno

Fino a qualche anno fa la problematica della presenza di residui chimici nei prodotti agricoli e nel substrato non era presa in debita considerazione. L’attenzione degli attori della filiera dell’ortofrutta e del consumatore stesso non si focalizzava su tale tematica, mancando una diffusa sensibilità in tal senso. Di conseguenza la necessità di abbattere tali residui veniva spesso sottovalutata in quanto considerata non remunerativa rispetto ad altri parametri commerciali immediatamente osservabili come pezzatura, colorazione, grado brix, etc.

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Pink Lady Adulte trattate con BioAksxter® e prive di residui

Più reddito con meno residui: è possibile

Da qualche anno a questa parte invece la possibilità di ridurre i residui chimici è sempre più apprezzata dagli agricoltori in quanto si è rivelata un’ulteriore fonte di reddito: perché?

  1. Regole più restrittive riguardo alla presenza di residui chimici
    Le aziende agricole che si rivolgono direttamente o tramite i propri consorzi alla GDO sono, in genere, contrattualmente tenute ad osservare regole più restrittive riguardo alla presenza di residui chimici rispetto ai limiti normativi nazionali e comunitari. Talvolta tali limitazioni riguardano il numero di principi attivi presenti e rilevati nei prodotti, indipendentemente dalla loro concentrazione: in sintesi, se nel prodotto agricolo vengono riscontrate tracce di principi attivi (anche in valore estremamente basso, ma rilevabili nelle analisi) in numero superiore a quanto imposto, il prodotto non risulta conforme.

    Questa situazione determina un deprezzamento del prodotto agricolo in quanto vendibile solo al libero mercato ad un prezzo inferiore. Ciò comporta anche delle penalità, come ad esempio la sospensione degli approvvigionamenti, vere e proprie “sanzioni” o addirittura la rottura dei rapporti commerciali.

    Spesso gli agricoltori, a scopo prudenziale, usano il minor numero possibile di principi attivi; ma ciò può non essere sufficiente in quanto non riduce la concreta probabilità che si verifichino contaminazioni esterne derivanti dal loro impiego su colture limitrofe (“effetto deriva”). E’ quanto successo nel corso del 2017 ad alcune aziende frutticole che si sono viste contestare la presenza di Clorpirifos in campioni di mele destinate al mercato tedesco: l’effetto deriva dovuto ai trattamenti a base di Clorpirifos su vigneti confinanti è stata sufficiente a far rilevare la sostanza nel meleto e a far scattare la contestazione.